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CITTÀ

Il dilemma del lusso in vista delle Olimpiadi

Milano accelera sull’hôtellerie di lusso in vista delle Olimpiadi 2026: aprono Carlton, Six Senses e Calimala, ma cresce il dibattito sul rischio di “luxury-fication” e sull’impatto che queste trasformazioni avranno sui quartieri

DI MARCO TORCASIO

19 January 2026

Milano sta vivendo un momento di trasformazione che va oltre l’organizzazione logistica e sportiva delle Olimpiadi Invernali 2026. Il capoluogo lombardo ha colto l’occasione per consolidare il proprio ruolo di capitale europea dell’ospitalità di alto livello, con una serie di investimenti mirati nell’hotellerie di lusso che stanno cambiando il volto di interi quartieri, dal Quadrilatero della Moda a Porta Venezia fino a Brera. La crescita di questo segmento è evidente: secondo le stime di settore, Milano supererà Roma e Firenze per numero di strutture cinque stelle, un risultato che fino a pochi anni fa sembrava impensabile. Il calendario delle nuove aperture è fitto e testimonia la volontà di accogliere un pubblico internazionale sempre più esigente.

Tra i protagonisti c’è The Carlton Milano, che ha inaugurato il 6 novembre 2025 dopo un’importante ristrutturazione durata cinque anni. Situato in via Senato con un ingresso anche in via della Spiga, l’hotel di Rocco Forte Hotels offre 71 camere e suite, un giardino d’inverno, un cocktail bar e un ristorante affacciato su un cortile privato, oltre a un’area benessere completa con Spa, palestra e trattamenti dedicati alla longevità. La direttrice del design Olga Polizzi ha spiegato che l’intenzione è quella di «rendere omaggio alla tradizione dell’ospitalità con un’interpretazione contemporanea che rifletta l’eleganza della città».

Nel 2026 sarà la volta del Six Senses Milano, che aprirà nel cuore di Brera promettendo un’esperienza improntata al benessere olistico e alla sostenibilità, con 68 camere e suite, un Earth Lab dedicato alla sensibilizzazione ambientale, una Spa tecnologicamente avanzata e una terrazza panoramica con piscina che permetterà di ammirare lo skyline. Neil Jacobs, CEO del gruppo, ha sottolineato come «l’hotel sia stato pensato per offrire un’ospitalità attenta e personalizzata nel cuore di una delle capitali europee più dinamiche».

Il fermento tocca anche Porta Venezia, dove ha aperto Calimala Milano, il secondo indirizzo del brand dopo Firenze. Più che un semplice hotel, Calimala è stato concepito come un hub urbano, con spazi che si prestano al lavoro, agli eventi e alla socialità, un rooftop con piscina, un bar aperto tutto il giorno e un design che richiama il modernismo milanese degli anni Cinquanta reinterpretato in chiave contemporanea.

Queste aperture si affiancano ad altri progetti in corso, come il Rosewood in via Borgonuovo e l’Hotel Edition in corso di Porta Romana, e fanno parte di una strategia che non si esaurisce con l’appuntamento olimpico ma punta a lasciare un’eredità duratura alla città. La logica è duplice: aumentare la capacità ricettiva di alta gamma per soddisfare la domanda straordinaria attesa durante i Giochi e, al tempo stesso, valorizzare il patrimonio architettonico e culturale di Milano con riqualificazioni che ne rispettino l’identità. Tuttavia, questa corsa al lusso porta con sé interrogativi non secondari. Il rischio di una “luxury-fication” eccessiva è concreto: la concentrazione di strutture a prezzi elevati potrebbe spingere verso l’alto il costo della vita, erodere spazi accessibili e contribuire alla progressiva esclusione di attività commerciali e residenti storici dai quartieri più centrali. Milano ha infatti già sperimentato, negli ultimi anni, fenomeni di gentrificazione e la sfida sarà evitare che l’arrivo di marchi internazionali e boutique hotel di design accentui queste dinamiche a scapito del tessuto locale.

Articolo pubblicato su Club Milano 76

 

 

In apertura, Calimala Milano, Penthouse Suite

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