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GUSTO

Le migliori drink list in dialogo con la città

Cinque indirizzi diversi, un’unica visione: la mixology milanese oggi è fatta di identità chiare, cocktail bevibili e contesti riconoscibili. Dai grandi hotel ai bar cittadini, Milano continua a bere bene, cercando stile, precisione e un dialogo sempre più stretto tra bicchiere, cibo e atmosfera

DI MARCO TORCASIO

02 December 2025

Negli ultimi anni la mixology a Milano ha smesso di inseguire l’effetto speciale per concentrarsi su ciò che davvero conta al bancone: identità, continuità, piacere. La città beve meglio, ma soprattutto beve con più consapevolezza. Il pubblico milanese – esigente, informato, abituato a muoversi tra indirizzi diversi nell’arco della stessa serata – chiede cocktail leggibili, tecnicamente impeccabili, ma soprattutto inseriti in un contesto credibile. Oggi un bar d’eccellenza non è solo la sua drink list: è il ritmo del servizio, il dialogo con la cucina, la capacità di parlare tanto ai city lover quanto agli ospiti internazionali. I cinque cocktail bar che seguono raccontano questa evoluzione da punti di vista differenti, ma convergenti: luoghi in cui la miscelazione diventa linguaggio urbano, esperienza vissuta e gesto quotidiano, senza mai perdere misura.

The Carlton Bar
La cocktail list ispirata a Milano tra eleganza e memoria urbana

Entrare al The Carlton Bar significa concedersi una sosta lenta, razionale. Il bancone vive di un legame dichiarato con la città: non un omaggio estetico, ma una vera traduzione liquida dell’identità meneghina. Siamo all’interno di The Carlton Milano, decimo indirizzo italiano di Rocco Forte Hotels, ma il bar ha un’autonomia narrativa netta, urbana. La cocktail list guarda alla storia recente di Milano – anni Sessanta, Settanta e Ottanta – e lo fa con una costruzione tecnica impeccabile, supervisionata da Salvatore Calabrese. Al banco, la mano è quella di Luca Ardito, bar manager arrivato da Casa Cipriani Milano, che lavora su equilibrio e sottrazione. Il Milanese Nobile chiarisce subito la direzione: The Macallan 12, Campari, Vermouth Mancino Ambrato e kombucha alle foglie di fico. Intenso, composito, con una progressione amara ampia ma misurata, è un cocktail che parla di luce e profondità. Linea Rossa, omaggio alla prima, pionieristica, linea metropolitana della città, spinge invece su toni più netti: Campari, Aperol, mezcal Los Siete Misterios e Crodino biondo. Amaro, deciso, con una traccia affumicata che allunga il sorso e ne rafforza la personalità. Il resto della carta si muove lungo lo stesso registro: rivisitazioni contemporanee, equilibrio tra classici italiani e internazionali, attenzione anche alle proposte low e no alcol, sempre costruite con la stessa cura e coerenza. Una proposta solida, pensata per accompagnare l’aperitivo senza forzature, lasciando spazio alla qualità e al ritmo del luogo. Qui, in poche parole, la mixology non cita la città: la interpreta.

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La bottiglieria del The Carlton Bar

Giardino Cordusio
Cocktail floreali e pairing gourmet nel cuore di Milano

Giardino Cordusio è uno di quei luoghi in cui la mixology si allontana consapevolmente dal rito automatico dell’aperitivo per cercare una forma più colta, gastronomica, riflessiva. Siamo all’interno di Palazzo Cordusio Gran Meliá, ma l’atmosfera è quella di un bistrot internazionale che lavora sul dettaglio e sul tempo lungo. La nuova drink list Liquid Blossoms, firmata in collaborazione con Dom Carella, prende ispirazione dal mondo floreale italiano e lo traduce in cocktail netti, leggibili, privi di orpelli. Guidato dall’head bar tender Giorgio Simone Porreca, assaggio Hibiscus - Tropical Fragment: rum, Palo Santo, ibisco. Il sorso è teso, sorprendente, con una trama acida e speziata che resta pulita, senza cedere alla dolcezza. Più avvolgente Rose - Architecture of Sentiment, un cocktail costruito su note morbide e profonde, dove cacao e Champagne Henriot dialogano con la rosa in modo composto, quasi architettonico (nel bicchiere troverete una rosa ricreata con maestria, NdR). Il resto della carta segue la stessa linea: pochi ingredienti, estrazioni precise, profili aromatici dichiarati, disponibili anche in versione analcolica. A completare l’esperienza c’è il format “What’s your mood tonight”, che supera l’idea di aperitivo tradizionale proponendo pairing mirati tra cucina e miscelazione: Tagliolini ai due pomodori con Negroni maturato in anfora, oppure Truffle Club Sandwich abbinato a un Martini cristallino. Non un contorno al drink, ma un dialogo vero tra piatto e bicchiere perché bere qui è una scelta consapevole, ma soprattutto uno stato d’animo.

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Tagliolino ai due pomodori in paring con il Negroni in Anfora

Camparino in Galleria
110 anni di aperitivi in stile milanese riscritti con contemporaneità

Ci sono luoghi che a Milano non si raccontano: si attraversano. Camparino in Galleria è uno di questi. Più che un cocktail bar, è una colonna portante della città, un presidio identitario che nel 2025 celebra 110 anni di storia, scegliendo di farlo come meglio sa: attraverso una carta cocktail che guarda al passato con lucidità contemporanea. Nessuna operazione nostalgica, ma un lavoro di rilettura che rimette al centro l’identità milanese del bere. Sfogliare il menu celebrativo significa muoversi tra epoche, stili e rituali che hanno definito la città. Io parto da ciò che Milano beve da sempre: Campari Seltz. Essenziale, diretto, senza mediazioni. Campari e seltz, servito freddissimo, restituisce l’idea di aperitivo nella sua forma più sincera, quella che non ha bisogno di spiegazioni. L’altro passaggio obbligato è il Milano–Torino: Campari e vermouth in perfetto equilibrio, un drink che già nel nome racconta una geografia, un asse industriale e culturale che ha segnato il Paese. Qui emerge tutta la forza del Camparino: rendere attuali cocktail che sono parte del linguaggio quotidiano della città, senza stravolgerli. I Accanto a questi, la carta lascia spazio anche a interpretazioni più ampie ma sempre misurate, come il Negroni Sbagliato, ormai parte integrante del DNA cittadino, o un Americano costruito con precisione millimetrica. Sedersi qui oggi significa entrare in sintonia con la città Milano, con il bicchiere giusto in mano.

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Il Negroni di Camparino in Galleria

Rumore Bar
Un punto fermo della mixology milanese

L’American Bar Rumore, firmato Beefbar, ospitato all’interno di Portrait Milano, festeggia due anni di attività ed è ormai un punto di riferimento riconosciuto nella scena cittadina della mixology. Frequentato dai milanesi sin dall’apertura, dialoga con la città nei tempi e nei modi giusti, muovendosi con naturalezza dall’aperitivo al dopocena. La carta cocktail alterna grandi classici e signature contemporanei, con un’attenzione costante alla bevibilità e alla precisione tecnica. Tra questi mi colpisce Franco, uno dei drink più rappresentativi del bar: vodka ridistillata al basilico, cordiale al timo e una struttura sour essenziale, verticale, giocata sulla pulizia aromatica e su una freschezza persistente che invita al sorso successivo. Come spiega Sossio Del Prete, alla guida del bar e della drink list: «Franco è un cocktail che lavora per sottrazione: volevamo qualcosa di immediato, ma con una complessità che emerge nel tempo». L’esperienza si completa con il pairing gastronomico firmato Beefbar, elemento centrale dell’offerta: dal panettone salato servito con prosciutto di manzo o con bresaola di manzo Kobe ai Mini smashed burgers, abbinamenti che trasformano l’aperitivo in un momento strutturato, coerente e decisamente milanese.

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Il cocktail Franco, relaizzato da Sossio Del Prete

LabSolue Bar and Roof Terrace
I cocktail à parfum che trasformano l’aperitivo in esperienza sensoriale

LabSolue Bar and Roof Terrace è la traduzione liquida dell’identità di Magna Pars l’Hotel à Parfum: qui la mixology nasce dallo stesso principio che guida l’intero progetto, quello olfattivo. Ogni cocktail è concepito come una fragranza, costruito per stratificazioni aromatiche più che per famiglie canoniche, in un dialogo costante tra profumo e gusto. Durante la stagione invernale l’esperienza si concentra negli spazi interni, dove il tempo si dilata e i sapori cercano profondità. I due protagonisti della carta sono 201 Ulivo e 207 Liquidambar, entrambi ispirati alle essenze del Perfume Laboratory LabSolue. 201 Ulivo lavora su whisky, agrumi, foglie e distillato di oliva, completati da gocce d’olio: il sorso è elegante, avvolgente, con una componente verde e mediterranea che resta nitida e persistente. Più intenso 207 Liquidambar, costruito su whisky, bitter alla banana, vermouth, arachide tostata, caffè ed essenza di liquidambar: affumicato, balsamico, profondo, pensato per una beva lenta e meditativa. Il resto della carta segue la stessa struttura concettuale, tra legni, fiori e resine, con un approccio coerente e riconoscibile anche nelle proposte analcoliche. Qui il cocktail non accompagna l’atmosfera: la definisce.

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Cocktail à Parfum 201 Ulivo. Foto Tam Tam Milano

Indirizzi

The Carlton Bar
Via Senato 5, Milano

Giardino Cordusio
Piazza Cordusio 2, Milano

Camparino in Galleria
Galleria Vittorio Emanuele II, 21, Milano

Rumore
Corso Venezia 11, Milano

LabSolue Bar and Roof Terrace
Via Forcella 6, Milano

 

 

In apertura, mixology al Camparino in Galleria

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