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CITTÀ

La Cattedrale del Movimento

Inaugurata nel 1931 e progettata da Stacchini, la Stazione Centrale di Milano sorprende ancora oggi per la maestosità degli spazi, le imponenti scalinate e lo straordinario apparato decorativo. Storie, curiosità e segreti della seconda stazione italiana per grandezza e traffico

DI ALESSANDRA CIOCCARELLI

01 April 2024

Ci si passa spesso di corsa per acciuffare un treno in partenza in uno dei ventiquattro binari coperti dalla grandiosa tettoia di Fava, ma, rallentando il passo, magari in attesa di un treno in ritardo, e alzando la testa è difficile restare indifferenti al fascino della Stazione Centrale. Tra i principali scali d’Europa, la stazione di piazza Duca d’Aosta, inaugurata nel 1931, merita di essere analizzata più da vicino per la sua architettura e storia. La prima Stazione Centrale di Milano, inaugurata nel 1864 dal re Vittorio Emanuele II, era in piazza della Repubblica, ma risultò presto inadeguata di fronte al crescente traffico dell’Italia unificata. Così già a fine Ottocento si discuteva di realizzare un nuovo scalo, ma solo nel 1906 si posero le fondamenta della struttura, circa 800 metri più a nord dei binari della prima stazione. A vincere il bando di concorso nel 1911 fu Ulisse Stacchini, ma l’inizio dei lavori fu ritardato al 1924 a causa della Prima Guerra Mondiale.

Per le zone più basse fu utilizzato il marmo, per le decorazioni e le parti alte materiali poveri come gesso e cemento: i marmi di cui gli interni sembrano rivestiti sono un’illusione data da materiali come scagliola, selenite, acqua e colore. Considerata uno dei simboli dell’architettura fascista, la Stazione Centrale, definita da Stacchini stesso “La Cattedrale del Movimento”, ebbe in realtà come modello la Union Station di Washington ed è forse il più noto esempio italiano di architettura che unisce Eclettismo, Liberty e Razionalismo fascista. L’edificio si presenta con un porticato ad archi, con statue e ornamenti che porta nella Galleria alta quasi 28 metri, da cui si accede al Salone della Biglietteria: da qui partono le ampie scalinate che conducono alla Galleria delle Carrozze. Ricca è la simbologia già nell’apparato decorativo esterno: dalle aquile raffiguranti le conquiste di Trento e Trieste ai cavalli alati di Violi raffiguranti il Progresso, guidato dalla volontà e dalla intelligenza; dai bassorilievi raffiguranti Lavoro, Commercio, Scienza e Agricoltura di Castiglioni ai mascheroni di Mercurio, simboli del progresso delle ferrovie. E ricchissime sono anche le decorazioni interne che portano il nome di Castiglioni, Bazzoni, Cascella (sue sono le lunette al binario 23 che raffigurano personaggi di casa Savoia e scene medievali), Bolgiani e Chini. Da non perdere un’occhiata alla Galleria di testa, colma di decorazioni di Chini e ornata dalle splendide vedute di Milano, Firenze, Roma e Torino.

stazione centrale milano, storia

Mai sentito parlare del Padiglione Reale? All’interno della Stazione esiste un’area in origine riservata ai Savoia. Aperto alle visite in occasioni speciali, il Padiglione Reale, articolato in Sala Reale e Sala delle Armi, era pensato come sala d’aspetto dove la famiglia reale attendeva il treno (dietro lo specchio c’è un passaggio segreto in caso di emergenza). Ma la Stazione Centrale reca memorie, anche dolorose, della storia cittadina. Tra i corridoi e spazi di deposito, sotto la Stazione, ci fu anche un rifugio antiaereo durante la Seconda Guerra Mondiale e tristemente noto è il Binario 21, da cui ebbe inizio l’orrore della Shoah a Milano e da dove partirono i treni con i deportati ebrei diretti ai campi di sterminio nazisti. Oggi il Binario 21 è stato trasformato nel Memoriale della Shoah che include il Muro dei Nomi, in memoria delle persone deportate dal Binario 21, e anche quattro carri merci dell’epoca in cui erano stipati i deportati: solo ventidue avrebbero fatto ritorno a casa e i loro nomi sono riprodotti in giallo.

 

 

L’articolo è stato pubblicato su Club Milano 70. Clicca qui per sfogliare il magazine.

 

In apertura, foto di Dimitris Kamaras via Flickr

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