Gli spettacoli teatrali da non perdere a Milano nel mese di febbraio 2026: dalla satira gastronomica del Teatro Gerolamo all’inchiesta dal vivo di Pablo Trincia al TAM, passando per le visioni intime del Franco Parenti fino alla danza autobiografica del Teatro Studio Melato
DI SIMONE ZENI
30 January 2026
Il 1° febbraio 2026 il Teatro Gerolamo si trasforma nel palcoscenico di una satira irresistibile dedicata al mondo della cucina contemporanea. Tutto è cambiato nel mondo del food racconta con spirito pungente e ironia musicale l’ascesa degli chef a nuove divinità dello spettacolo: figure idolatrate che dispensano verità, filosofie e ricette miracolose tra una premiazione, un’intervista e gesti sempre più teatrali. Luca Simonetta Sandri e Valerio Massimo Visintin guidano lo spettatore attraverso un universo di rituali gastronomici, mode esasperate e paradossi, costruendo un racconto vivace in cui si mescolano riflessione, comicità e un tocco di follia. Le loro voci dialogano con le note del pianoforte di Gianluca Sambataro, mentre una colonna sonora che spazia da Fred Bongusto a Giorgio Conte, da Mina a Gorni Kramer accompagna lo spettacolo con atmosfere eleganti e giocose.
Nel 2026 il TAM Teatro Arcimboldi diventa il luogo in cui il giornalismo narrativo incontra il palcoscenico grazie a L’uomo sbagliato, l’inchiesta teatrale di Pablo Trincia. In quattro appuntamenti – 2 febbraio, 9 e 30 marzo, 25 maggio e 24 settembre alle ore 21.00 – uno dei più autorevoli storyteller italiani conduce il pubblico al centro di un caso di cronaca nera tra i più inquietanti degli ultimi decenni: quello del serial killer Ezzeddine Sebai, autore confesso di quattordici omicidi avvenuti nel Sud Italia negli anni Novanta, per i quali furono condannati anche innocenti. Scritto insieme a Debora Campanella, lo spettacolo ricostruisce una vicenda giudiziaria complessa e disturbante, in cui errori investigativi, depistaggi e verità mancanti hanno segnato profondamente la vita di persone estranee ai fatti. A distanza di trent’anni, uno di quei condannati si trova ancora dietro le sbarre: un dettaglio che rende l’indagine teatrale ancora più urgente e necessaria. Trincia guida lo spettatore in un viaggio immersivo dentro la malagiustizia italiana, alternando documenti, testimonianze, ricostruzioni e riflessioni personali. Ne nasce un’esperienza che scuote, interroga e indignare, trasformando la platea in un luogo di ascolto critico e partecipazione attiva.
C’è una storia parallela, silenziosa e potente, fatta di invenzioni dimenticate, rivoluzioni mai riconosciute e gesti che hanno cambiato il mondo senza che il mondo ricordasse i loro nomi. Tutte le volte che le donne…, la conferenza-spettacolo di Cathy La Torre in scena al Teatro Lirico Giorgio Gaber il 3 febbraio 2026, riporta alla luce queste vicende con energia, ironia e precisione storica. Sul palco prende forma un mosaico di vite straordinarie: Hedy Lamarr, diva e inventrice del sistema che anticipò il wireless; Rosa Parks, il cui rifiuto di alzarsi divenne scintilla del movimento per i diritti civili; Malala Yousafzai, che trasformò un attentato in una battaglia globale per l’istruzione. E ancora Trota di Salerno, pioniera della ginecologia medievale, cancellata dai libri e perfino dal riconoscimento della sua stessa famiglia. Accanto alle figure note, La Torre dà spazio alle innovatrici che hanno inciso sulla nostra quotidianità: Mary Anderson con i tergicristalli, Margaret Wilcox con il riscaldamento per auto, Elizabeth Magie Phillips con l’antesignano del Monopoli, Luisa Spagnoli con la genialità dei Baci Perugina. Storie che dimostrano quanto il progresso sia stato scritto anche da mani femminili.
Con I corpi che non avremo, il Teatro Franco Parenti propone uno spettacolo che esplora con coraggio e lucidità il nostro legame con il corpo, l’immagine e il desiderio. La scrittura di Francesco Toscani, la regia di Andrea Piazza e le interpretazioni di Fabrizio Calfapietra e Simone Tudda costruiscono un racconto teatrale intimo e disturbante, capace di toccare una delle nevrosi più diffuse della nostra epoca: la dipendenza dallo sguardo digitale. Al centro della storia c’è Mattia, trentenne che trascorre ore a scorrere immagini di corpi perfetti sui social. Quelle figure lucidissime e filtrate gli promettono un piacere facile, pulito, rassicurante. Il mondo reale, invece, lo spaventa: il contatto umano gli appare goffo, sudato, imperfetto. Così Mattia si chiude in una solitudine fatta di pixel, dove l’immaginazione diventa rifugio ma anche trappola. La drammaturgia alterna confessioni, memorie intime e lampi di slam poetry, seguendo il protagonista lungo un percorso che va dalla vergogna infantile alle relazioni mai nate, fino alla deriva dell’ossessione. Le immagini che consuma online si trasformano in visioni e allucinazioni sceniche, epifanie seducenti che aprono spiragli di un altrove tanto mistico quanto pericoloso. Lo spettacolo (in prima nazionale dal 3 al 14 febbraio 2026) affronta senza moralismi il rapporto tra corpo reale e corpo desiderato, rivelando le contraddizioni di una generazione che vive costantemente sotto il giudizio dello schermo.
Dal 4 al 15 febbraio 2026 il Teatro Studio Melato accoglie First Love, l’intenso spettacolo di Marco D’Agostin che trasforma la memoria sportiva in un racconto scenico vibrante. Attraverso parole, gesti e ricordi, l’artista rilegge con ironia e profondità la mitica impresa olimpica di Stefania Belmondo, intrecciando autobiografia, danza e storia sportiva in un percorso emotivo che scava nel significato del “primo amore”. D’Agostin porta in scena la storia di un ragazzo degli anni Novanta che preferiva lo sci di fondo al calcio, e che in salotto imitava i movimenti degli atleti senza conoscere ancora alcuna tecnica di danza. Quel ragazzo, oggi performer affermato, torna simbolicamente sulle tracce della neve e della montagna, rincontrando il mito della sua infanzia e rivendicando la forza di una passione che ha saputo resistere al tempo. Al centro dello spettacolo, la leggendaria 15 km a tecnica libera delle Olimpiadi di Salt Lake City 2002 diventa un rito evocativo: First Love esplode come un grido di riscatto, una celebrazione nostalgica e travolgente dell’energia sportiva. Nelle settimane in cui Milano respira l’atmosfera olimpica, First Love restituisce al pubblico tutta la potenza emotiva di una gara che unisce popoli e generazioni, trasformando il palcoscenico nel luogo dove memoria, adrenalina e poesia continuano a correre insieme.
Dal 12 al 22 febbraio 2026 il Teatro della Cooperativa presenta M(Other), il nuovo lavoro scritto e interpretato da Rossella Fava con la regia di Renato Sarti. Uno spettacolo potente e intimo che affronta con profondità e sensibilità uno dei temi più complessi del nostro tempo: la gestazione per altri e il significato stesso di maternità nella società contemporanea. Il racconto prende avvio da una telefonata inattesa, che spinge una giovane scrittrice a rientrare in Italia per incontrare Silvia e Carmela, due donne le cui vite si sono incrociate trent’anni prima a Roma. Nel corso di un anno di colloqui, la protagonista ricompone una storia fatta di desideri, sogni infranti e scelte difficili: Silvia, che viveva con Paolo e desiderava un figlio, e Carmela, giovane madre siciliana in cerca di un futuro migliore. Attraverso le loro voci emergono frammenti di memoria che si incastrano come le tessere di un puzzle emotivo. M(Other) diventa così un doppio percorso: da un lato la ricostruzione di una vicenda che ha cambiato radicalmente il destino di due famiglie, dall’altro l’indagine interiore della scrittrice, che attraverso questo incontro riscopre la propria identità e la radice primigenia del legame materno. Il testo, delicato e necessario, affronta un argomento ancora poco conosciuto e spesso al centro di accesi dibattiti, invitando a riflettere su una domanda fondamentale e universale: chi è davvero madre? Chi genera o chi accudisce, desidera, cresce?
Dal 5 all’8 febbraio 2026 il Teatro degli Angeli ospita VENI, a goodbye, un’esperienza musicale corale unica firmata ALOT. Lo spettacolo nasce dalla rielaborazione drammaturgica di antichi canti polifonici della tradizione orale del Mediterraneo, raccolti in Sardegna, Corsica e Sicilia tra il 2022 e il 2024. Dodici performer in scena, disposti come un unico corpo corale, eseguono dal vivo e a cappella preghiere sacre in latino, private del loro contenuto religioso più diretto per trasformarsi in un atto umano di ascolto e vicinanza. Il tutto si intreccia con interventi grafici in tempo reale, che rendono visibili le parole e i significati nascosti nei canti.
Dal 24 febbraio al 1° marzo 2026 il Teatro Elfo Puccini (Sala Shakespeare) porta in scena La coscienza di Zeno, il capolavoro di Italo Svevo reinterpretato da Alessandro Haber sotto la regia di Paolo Valerio. A oltre cent’anni dalla sua prima pubblicazione, il romanzo simbolo del Novecento continua a parlare all’uomo contemporaneo, svelandone fragilità, autoinganni e quel conflitto interiore che rende ciascuno protagonista della propria personale “malattia” di vivere. Haber attraversa la complessità di Zeno Cosini con una presenza scenica intensa, a tratti sovrapponendo l’uomo all’attore per restituire l’ironia, le contraddizioni e l’umanissima inettitudine del personaggio sveviano. L’adattamento di Monica Codena e Paolo Valerio restituisce tutta la modernità del testo, trasformando la confessione del protagonista in uno specchio che riflette debolezze e smarrimenti condivisi. Accanto ad Haber, un cast corale (composto da Alberto Fasoli, Valentina Violo, Stefano Scandaletti, Ester Galazzi, Emanuele Fortunati, Francesco Godina, Caterina Benevoli, Chiara Pellegrin, Giovanni Schiavo) dà vita ai volti familiari del mondo di Zeno, sostenuto dalle suggestive scene e costumi di Marta Crisolini Malatesta.