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Enzo Fusco

Uno stile urbano tra memoria e visione

L’edizione di Milano Fashion Week Men appena conclusa è stata aperta dalla mostra evento alla Triennale per l’anniversario dei 25 anni si Blauer. È stata l’occasione per incontrare Enzo Fusco, presidente di FGF Industry, azienda a cui fa capo il brand, per parlare con lui dell’importante traguardo

DI GIULIANO DEIDDA

21 January 2026

Qual è stata la decisione più coraggiosa che ha segnato maggiormente il percorso del brand in Italia?

Sono stati due gli episodi forti. Il primo è stato il Covid. Quando è arrivata la pandemia noi eravamo in piena produzione. Ho dovuto decidere se portarla avanti o no e ho deciso di correre il rischio di farlo. Per fortuna con la fine del primo lockdown è arrivata e con la riapertura dei negozi ho potuto consegnare i capi nei tempi giusti svuotando completamente i magazzini. Non è stata una decisione facile da prendere, parliamo di milioni di euro di ordini. Un’altra scelta difficile è stata quella di vendere C.P. Company nel 2015. All’inizio ero pentito di averlo fatto, ma poi si è rivelato essere stato un bene. Abbiamo potuto concentrare molte più risorse su Blauer, che da quel momento non ha più smesso di crescere.

Come si trasforma un’uniforme in un linguaggio di stile urbano senza tradirne l’identità?

Blauer è uno dei pochi marchi a produrre ancora le uniformi per la polizia negli Stati Uniti. Tutto è nato perché avevo notato un giubbino che un mio amico aveva portato da un viaggio a New York. Mi era piaciuto talmente tanto da mettermi in contatto con l’azienda e volare a Boston per presentarmi. All’inizio non mi hanno preso molto sul serio, ma, anche grazie al mio background, sono riuscito a farmi dare una possibilità. Abbiamo così iniziato con un contratto di licenza di tre anni. Prima della scadenza, dopo aver verificato che le cose funzionavano decisamente bene, me l’hanno confermata per altri dieci anni, estendendola a tutto il mondo. Visti i successi ottenuti, abbiamo trovato un accordo e, nel 2017 abbiamo costituito la società italo-americana BWF (Blauer World Fashion) e il marchio è diventato per il 50% di proprietà di FGF Industry. L’heritage del brand continua a caratterizzare lo stile delle collezioni, anche se negli anni all’ispirazione police si sono affiancati altri capi che sono diventati marchi di fabbrica. Negli ultimi quindici anni i nostri best seller sono i piumini. Abbiamo inventato il piumino a onde orizzontali, che ormai è un cult tra i più giovani. La nostra forza è il continuo aggiornamento per quanto riguarda i tessuti. Siamo molto attenti a quello che succede intorno a noi. Anche il classico gubbino di ispirazione police oggi è aggiornato, realizzato con materiali moderni e innovativi.

Il vostro archivio di oltre 40.000 capi militari è una vera miniera creativa. Quanto conta oggi la memoria nel processo di innovazione di un brand di moda?

Dipende, è una questione legata al tipo di lavoro che si vuole fare. Oggi le giovani generazioni si rivolgono a Internet per tutto. Io il mondo l’ho girato e, durante i miei viaggi, ho comprato quello che mi piaceva. Sono abituato così, voglio possedere delle cose vere. L’archivio è fondamentale per prendere spunto, ispirarsi e anche migliorare quello che esiste già. I giapponesi insegnano in questo senso.

Blauer è un brand americano con design italiano. Quali sono i pregi e i limiti di questa doppia anima?

Purtroppo ultimamente l’origine statunitense rischia di presentare delle criticità. Per questo abbiamo deciso di aggirare questi rischi con dei piccoli interventi sul logo. Ora la bandiera americana che lo accompagna è tono su tono, per esempio. Inoltre, a partire dalla prossima stagione, il brand diventerà solo Blauer, non più Blauer USA. Vendiamo molto bene in paesi come Russia e Ucraina, nonostante tutto, e ultimamente anche in Turchia, per cui abbiamo deciso di essere cauti.

L'evento Family Grammar ha celebrato i 25 anni di Blauer attraverso l’arte e la fotografia. Ci racconti il concept.

Volevamo raccontare e far comprendere il nostro percorso a livello di comunicazione. La mostra a cura di Felice Limosani, allestita nel Salone d’Onore della Triennale, ospita infatti una selezione di lavori di undici fotografi importanti che hanno collaborato con noi in questi 25 anni, caratterizzando con le loro immagini la nostra comunicazione: Bruce Weber, James Mollison, David Drebin, Marco Glaviano, Stefano Babic, Richard Phibbs, Branislav Simoncik, Carlo Miari Fulcis, Rosi Di Stefano, Peter Heck e Riccardo Vimercati.

La famiglia è al centro della storia del brand. Che ruolo ha avuto nel tenere insieme coerenza e visione?

Voglio sottolineare che l’espressione Family Grammar è stata coniata da Bruce Weber, uno dei grandi fotografi presenti nella mostra celebrativa. Lavoriamo tutti in azienda con ruoli diversi. D’altro canto, la nostra stessa azienda è una grande famiglia, in cui regna il rispetto nei rapporti tra le persone. Abbiamo trasmesso questo approccio e il nostro modo di lavorare ai nostri collaboratori e ai nostri agenti. Alla fine, lavorare in famiglia è solo positivo. Ognuno ha il proprio compito, ma le decisioni importanti vengono prese tutti insieme.

Quanto è complicato oggi fermarsi a riflettere sull’identità di un brand?

È difficile arrivare e poi è ancora più difficile mantenere il livello ottenuto. Noi continuiamo a dare un servizio di qualità, aggiornandoci e adattandoci al momento, perché il mondo è cambiato. Tra sei mesi inaugureremo la nuova fabbrica con un evento, perché crediamo in quello che facciamo.

Ci parli della Special Capsule Edition Chiara Perano by Francine svelata durante l’evento.

Abbiamo selezionato quattro capi storici in pelle, sue da donna e due da uomo, e li abbiamo fatti decorare a mano dall’artista italo inglese Chiara Perano, in collaborazione con Francine, la piattaforma di Amy Bannerman dedicata al nuovo mondo dell’usato di lusso. Due di questi quattro pezzi da collezione sono destinati alla Fondazione Libellule Insieme, ETS Onlus di Milano, per un’asta benefica prevista nei prossimi mesi.

Negli anni avete collaborato con realtà come Pirelli, Tommy Hilfiger e Edwin. Cosa deve avere un partner per dialogare con il DNA di Blauer?

Il nostro approccio alle collab è quello di prediligere la qualità alla quantità. Non vogliamo fare operazioni scontate, solo per stupire. Per esempio, se voglio fare un focus sul denim mi rivolgo da chi è riconosciuto in quel segmento, come abbiamo fatto con Edwin. Stiamo lavorando a un nuovo progetto in quest’ambito, posso solo dire che sarà lanciato il prossimo inverno.

Dopo quindici anni di crescita in Europa, in che direzione guarda Blauer per il futuro?

Ora il nostro focus è sull’Asia, in particolare Corea e Giappone, ma anche la Cina è interessante. La sfida in quei paesi è quella di trovare una partnership sul posto per la distribuzione. Si tratta di paesi dove val la pena di fare grossi investimenti.

Come si trasmettono valori come autenticità, resistenza e qualità alle nuove generazioni?

Penso che temi come qualità e resistenza interessino ai giovanissimi. Sicuramente Paky (rapper italiano che a Blauer ha dedicato il titolo di un singolo, NdR) è stato un testimonial perfetto per quel pubblico. Basta andare all’uscita di qualsiasi scuola media o superiore per notare la quantità enorme di piumini. La versione femminile, magari col collo in pelliccia poi, è stata ed è un successone tra le ragazze più giovani.

Enzo Fusco

Blauer Special Capsule Edition Chiara Perano by Francine
In apertura, Enzo Fusco, presidente di FGF Industry, ritratto durante l'evento Family Grammar alla Triennale, lo scorso 16 gennaio

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