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STILI

Maximilian

Un nuovo equilibrio tra suono e identità

Ragione e sentimento, primo EP da solista di Maximilian, segna una svolta personale e sonora per il cantautore, dopo l’esperienza con i Tauro Boys. In questo nuovo percorso prendono vita impulso emotivo e ricerca di equilibrio, grazie a un riuscito mix di elettronica e cantautorato

DI GIULIANO DEIDDA

31 March 2026

Il suo recente l’EP Ragione e sentimento ha un titolo decisamente impegnativo, oltre che ingombrante dal punto di vista letterario. Come si sviluppano i due opposti elementi in questo lavoro?

Mi piaceva innanzi il suno, ma anche l’idea di unire due concetti agli antipodi. Questo EP prende le distanze da quanto fatto prima, perché rispecchia un diverso momento della vita. Oltre al romanzo di Jane Austen, la citazione richiama un verso di A un passo sa te, brano di Mina e Adriano Celentano del 2017, che tratta questo tema. Ho trovato divertente impegnare il titolo al tema dell’equilibrio tra poli opposti. Nei brani il sentimento si trova spesso nelle tematiche d’amore, dalla rabbia alla frustrazione, passando per l’amore in senso lato, fino all’amor proprio. La ragione si manifesta invece nelle scelte stilistiche. In sintesi, la scrittura è di pancia, mentre l’editing è ragionato, così come gli arrangiamenti delle canzoni. Si tratta di due sorelle che devono imparare a coesistere.

Quanto c’è del suo background con i Tauro Boys, in questa nuova fase solista?

Il mio ruolo all’interno dei Tauro Boys ha accompagnato la mia crescita, dai 18 ai 25 anni. Di quell’esperienza mi resta l’attenzione alla scrittura, nel senso che ho sempre parlato di ciò che vivo. Semplicemente, oggi sento di averlo fatto in maniera più matura. C’è ancora una matrice rap naturalmente. La band, nata senza grandi mezzi, ha creato un suono interessante, che definirei generazionale. Negli anni ho preso lezioni di canto, per cui oggi ho una maggiore consapevolezza e precisione. Quando scrivo tengo presente che la resa live deve essere coerente.

Il sound di questi brani è un mix istintivo e d’impatto di parecchi elementi. Quali sono i suoi punti di riferimento sonori più che musicali?

L’EP nasce dopo quattro anni di tentativi. Avevo bisogno di capire quale fosse la dimensione più adatta a me. Volevo allontanarmi da ciò che avevo fatto prima ma i primi esperimenti non mi hanno soddisfatto. Mi sono spostato verso direzioni più rockeggianti, ma non mi hanno convinto. Dopo una serie di sperimentazioni sonore, ho trovato un mix giusto, in cui l’elettronica è importante, che mette insieme i synth con le chitarre psichedeliche. Del resto già con i Tauro Boys si sperimentava tanto con i sample. Diciamo che ho abbracciato l’idea di creare un viaggio musicale.

Quanto è importante l’ironia nel suo modo di raccontare i sentimenti?

Sono molto introspettivo, per cui mi è utile sdrammatizzare. La mia musica parla di ciò che vivo ma se mi lasciassi andare totalmente al racconto autobiografico diventerebbe noiosa. Le canzoni devono raggiungere il maggior numero di persone possibile. L’ironia entra in gioco per rendere i contenuti più fruibili, ma anche per attirare l’attenzione. È importante rompere gli schemi e questo è un modo divertente per farlo.

Come sono cambiati la scena musicale post-internet e il pubblico che la segue rispetto a quando ha iniziato?

Questa è una domanda aperta. I Tauro Boys sono nati in un momento particolare dal punto di vista musicale. La prima trap è stata potenzialmente fattibile. Si è trattato di un’overdose di nuovo e di sconvolgente. Le etichette, per ricalibrare il tutto, si mettevano da parte, lasciando modo di sperimentare a questo nuovo filone. Adesso tutta la faccenda ha subito un’evoluzione e le major sono di nuovo coinvolte. Internet è ormai inarrestabile, ma in modo diverso rispetto a dieci quindici anni fa. Sicuramente oggi emergere è più difficile. Noto che, proprio perché ci sono tanti stimoli, vengono fuori fenomeni assurdi in tutti i sensi. Per quanto riguarda gli ascoltatori, non ho una risposta, ma non la cerco nemmeno. Posso solo dire che il pubblico è democratico.

Quali saranno i prossimi passi?

La priorità è quella di suonare, perché i brani di Ragione e sentimento meritano di essere portati live. Ho il bisogno di fare tanta musica in questo momento, sto continuando a produrre, sperimentare e sondare strade differenti. Non voglio pormi troppi limiti.

Lei è romano, ma ha vissuto parecchio tempo a Milano. Cosa prova per queste due città apparentemente così diverse?

Roma è casa. C’è un legame molto forte, forse troppo. Milano mi ha fatto da seconda casa. Mi sono trasferito qui per studiare e per suonare 9 anni fa. Sono arrivato nel 2017 e l’anno dopo ero sul main stage del MI AMI a cantare dopo Calcutta. Non mi dispiacerebbe tornare a vivere qui, ora che ho le idee più chiare. Mi piace avere due case.


In apertura, cardigan Avant Toi, polo e jeans Levi’s Red Tab, Chelsea boots Scarosso, location Dischivolanti, Ripa di Porta Ticinese 47. Foto di Ludovica Arcero

 

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