Da decenni riferimento per l’attività sociale e culturale del Municipio 5, l’Arci Bellezza ha saputo in questi ultimi anni reinventarsi senza snaturarsi. Colui che si occupa della direzione artistica del circolo, ci racconta qui “come si può fare”
DI ENRICO S. BENINCASA
27 October 2025
Frequento l’Arci Bellezza da circa dieci anni. All’inizio ero semplicemente un socio e volontario, poi circa otto anni fa sono entrato a far parte del gruppo direttivo e, da sei anni, mi occupo della direzione artistica del circolo.
Sì, abbiamo potenziato l’attività legata all’organizzazione di eventi e concerti, che si è così aggiunta alle altre attività più storiche del circolo, come per esempio la scuola di tango. Abbiamo cercato di completare quella che è la nostra offerta ai soci e al pubblico, aggiungendo occasioni con un respiro più internazionale al lavoro sul territorio che questa realtà ha sempre svolto nel Municipio 5.
Sì, è cresciuta tanto l’esposizione anche mediatica del Circolo e ne hanno giovato anche le altre attività, fermo restando che alcune, come appunto il tango, sono un punto di riferimento per la città da decenni. Quello che succede ora è che, mentre magari il salone ospita il tango, c’è un altro evento organizzato in un’altra delle nostre altre sale.
Un concetto che abbiamo già citato prima è quello di cercare di essere più internazionali, cercando, per esempio sulla parte musicale, di dare spazio a nuovi artisti, che spesso debuttano nel nostro Paese proprio sul palco del Bellezza. Poi abbiamo cercato di essere inclusivi, perché non ci siamo messi troppi paletti dal punto di vista artistico, provando a sperimentare. Infine cerchiamo di essere originali, cercando di dare spazio ad artisti nuovi, scommettendo se vogliamo su talenti italiani e internazionali che poi potranno finire nelle lineup di festival importanti. Abbiamo provato a dare continuità a questa linea e, in questi anni, la proposta è stata apprezzata dai soci e dal pubblico che ci danno fiducia nelle scelte che facciamo.
Cerchiamo sempre delle forme nuove con cui proporre al pubblico gli artisti, confrontandoci con loro e con il loro management. E da questi confronti nascono idee, situazioni nuove o collaborazioni con altri artisti. Abbiamo ospitato, per esempio, artisti in solo che poi sono tornati con la band o per aprire a altri colleghi internazionali con il quale notavamo delle affinità. Un caso è, per esempio, Generic Animal, che negli ultimi tre anni si è esibito quattro volte, ognuna con un concept diverso dall’altra.
Sì, intercettiamo anche il pubblico non italiano. L’età media dei nostri soci si è abbassata e oggi si avvicina a quella universitaria. Ci sono i soci storici che sono in su con gli anni, ma sono due anime che convivono al Bellezza con assoluta naturalezza.
Milano è una città che si è impoverita di proposte culturali e di luoghi di ritrovo. I casi recenti del Leoncavallo e del Plastic lasciano dei vuoti, e mancheranno sicuramente entrambi anche perché, con tutte le differenze e specificità dei casi, erano proposte che potevano essere complementari. Penso che per le persone sia importante sapere che ci siano luoghi in città si può andare senza avere una prevendita senza organizzarsi prima in maniera meticolosa per passare una serata serena. A Milano iniziano a mancare questi luoghi, è una dimensione che si sta perdendo.
Sicuramente Grandmaster Flash, che sarà da noi il primo ottobre, e poi James Senese, che invece ospiteremo il 19. Ma non saranno gli unici appuntamenti: per esempio il 26 settembre ci sarà il dj set degli Editors, un esperimento che abbiamo già fatto, per esempio con i Fontaines DC, e che ci fa piacere ripetere con loro.
L’intervista ad Alberto Molteni è stata pubblicata su Club Milano 76