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PERSONE

Giancarlo Bozzo

Il braccio e la mente di Zelig

Co-fondatore del locale e del brand, insieme ai soci e compagni di strada Gino & Michele, Giancarlo Bozzo, autore, conduttore, regista, è da sempre il mentore e il punto di riferimento artistico-organizzativo dei comici che si fanno le ossa sul palco vicino al Naviglio Martesana prima di girare l’Italia e affermarsi anche in tv

DI PAOLO CRESPI

16 September 2026

Archiviati i suoi primi quarant’anni di sberleffi e risate, Zelig, il tempio milanese del cabaret, oggi ribattezzato Area Zelig – a indicare un movimento più vasto dello storico locale di viale Monza 140, che ne rimane il fulcro –, entra nel vivo di una nuova, ricca stagione di spettacoli, laboratori, “prove tv”, aperitivi creativi, stand up e quant’altro. Qual è il suo personale bilancio di questa lunghissima e significativa stagione della sua vita e della comicità nazionale post Derby?

Il saldo di questi quarant’anni è ovviamente positivo, non fosse che per l’eccezionale tenuta di questa esperienza, che ha avuto naturalmente i suoi momenti complicati. Ricordo i primi anni in cui io vivevo praticamente dentro il locale, totalmente assorbito da un lavoro entusiasmante, ma senza percepire uno stipendio e senza la prospettiva di un’evoluzione. Così, quando a quarantun anni suonati mi arrivò la proposta di trasferirmi in Kenya a fare il capo villaggio, al mare, spesato di tutto, ci feci un serio pensierino (è il percorso che fanno alcuni comici, ma al contrario) e ne parlai con i miei soci.

Ma poi in Kenya non ci andò…

Poco dopo, fortunatamente, le cose cominciarono ad andare meglio. Costituimmo una nuova società a cui presero parte gli artisti, da Claudio Bisio a Paolo Rossi (il primo dei Comedians ad aderirvi, entusiasta, “a patto che possiamo venirci tutte le sere”), da Raoul Cremona a Elio e Le Storie Tese, da Antonio Albanese alla Gialappa’s… E nel 1996, un produttore televisivo ci propose di fare un paio di puntate per festeggiare i primi dieci anni di Zelig. Serviva un conduttore e quella prima volta (indicato da Bisio) toccò a me. Fu molto divertente. In sartoria avevo fatto incetta di giacche: ne avevo otto e ogni volta che entravo in scena ne sfoggiavo una diversa, con i gialappi che mi massacravano dall’inizio alla fine. Le puntate funzionarono, così ce ne commissionarono altre dieci, in seconda serata.

Il prologo dell’avventura televisiva, che nel tempo ha laureato illustri comici e conduttori. Quanto ha contato per voi di Zelig il rapporto con la tv?

Ci ha cambiato la vita, non solo dal punto di vista della sopravvivenza economica. Ha permesso uno scambio e una crescita continua, fondamentali per chi vive del rapporto con il pubblico. Senza la tv, il locale non avrebbe potuto durare così a lungo e probabilmente oggi non esisterebbe più da un pezzo. Nelle ultime tre decadi ne siamo stati privi, in totale, per cinque anni, di cui due nel periodo del Covid. Onestamente non avremmo potuto continuare a lungo. Riprendere le trasmissioni, nei diversi format e nelle mutate condizioni della tv generalista, è stato ed è di vitale importanza.

Cos’è cambiato, dal suo osservatorio, rispetto al clima degli esordi?

Tutto e niente. Il dato permanente, credo, è lo spirito che anima da sempre questa esperienza: la ricerca delle novità vere, non solo delle “facce” da promuovere. Certo, all’inizio eravamo dei pionieri e dovevamo fare mille cose per stare a galla. Io, per esempio, al pomeriggio lavoravo con Aldo, Giovanni e Giacomo (ben contento di farlo) alla costruzione dei loro spettacoli. Il locale era sempre pieno di gente del mondo della comicità e della musica. Perché da noi venivano spesso e volentieri a far serata Edoardo Bennato, piuttosto che Alberto Fortis o Jovanotti. Era un posto dove nascevano anche casualmente delle collaborazioni. Oggi è un po’ meno così. Nel rapporto con i comici è necessario avere una prospettiva da offrire per poter lavorare con loro, e lo sbocco televisivo è parte integrante del percorso. In questo momento abbiamo la possibilità di muoverci su due fronti: Zelig su Canale 5 e Zelig On su Italia 1 (dovrebbe partire a fine novembre, con la conduzione di Paolo Ruffini e Lodovica Comello), che è un po’ la palestra dove si allenano i personaggi che poi andranno ad alimentare lo show di prima serata sulla rete ammiraglia Mediaset. E c’è l’ulteriore ribalta di Zelig Trenta, nel trentennale dello sbarco in tv: quattro puntate lo scorso gennaio con un cast formidabile e un “secondo atto”, con altre quattro puntate presentate da Michelle Hunziker e Ale & Franz, in onda a ottobre su Canale 5. Nella sala di viale Monza, inoltre, i classici “provini” sono stati sostituiti dai laboratori artistici e dagli “open mic”, che ci permettono di vedere i volti nuovi a diretto contatto con il pubblico e di selezionarli in base al reale interesse che riescono a suscitare…

E per i non milanesi?

Siamo riusciti a far ripartire i laboratori nelle altre città, fondamentali, storicamente, per la ricerca dei nuovi comici. In questo modo, a suo tempo, abbiamo trovato a Genova Antonio Ornano e Maurizio Lastrico e prima di loro, a Bari, Luca Medici, alias Checco Zalone… i laboratori, tra l’altro, sono un modo per far crescere anche i giovani autori. In molti, oggi affermati, hanno cominciato così e ora sono i responsabili dei nuovi laboratori che quest’anno avviamo a Genova, Torino, Trani e – spero vivamente – Napoli.

Venendo alla stagione teatrale che sta iniziando, quali sono gli appuntamenti da tenere d’occhio?

Sono molto vari e numerosi. Personalmente mi appassionano le “serate di scienza”, che abbiamo inaugurato lo scorso anno: occasioni molto pop, ma con contenuti rigorosamente corretti. Molto interessanti anche le date dedicate al “freestyle”, cui parteciperà tra gli altri uno come Elianto, maestro dell’improvvisazione in musica. E tornano a trovarci i grandi, da Raoul Cremona a Paolo Cevoli, da Sergio Sgrilli a Enrico Bertolino, da Leonardo Manera a Mr. Forest e Federico Basso. Tanti gli esperimenti di contaminazione fra i generi e di interattività con gli spettatori, al di fuori dei canoni classici del monologo, come l’aperitivo creativo di Massi Carulli. Numerose e molto apprezzate anche le esibizioni collettive: la stand-up dei Pota Boyz, le comiche metropolitane delle Scemette, l’arte circense di Freaks & Comedy…

Nella sua vita professionale, dentro e fuori Zelig, non si è fatto mancare nulla, compreso il coordinamento artistico di una sitcom come Belli dentro, con Geppi Cucciari, e di una trasmissione di improvvisazione totale come Buona la prima. A cosa è legato di più?

Esperienze formidabili… Non voglio sembrare evasivo o presuntuoso, ma la mia ricchezza è l’insieme delle cose che sono riuscito a realizzare, per me e per le belle persone che ho visto crescere e fiorire in questi anni. I famosi e i meno famosi, quelli su cui nessuno voleva scommettere e che oggi sono sulla cresta dell’onda, come ad esempio Max Angioni.

La sua arma segreta, oltre alla resilienza?

La mia famiglia, che mi ha supportato e sopportato per tutto questo tempo, senza farmi mai pesare le scelte rischiose, le continue assenze e gli orari impossibili. Soprattutto mia moglie Valeria, architetto, lei sì resiliente visto che è ancora al mio fianco, e i miei figli Anita (29 anni), al suo primo romanzo, e Mattia (25), infaticabile animatore di un suo locale a NoLo. L’ha chiamato L’ultimo metrò come un mio antico progetto. E a papà Giancarlo è scappata la lacrimuccia…

Informazioni 

Il calendario, in continuo aggiornamento, di Area Zelig è consultabile sul sito dedicato

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