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STILI

Bimbo Kermit

Portare le idee fuori dallo schermo

Tra grafica, arte e cultura urbana, Bimbo Kermit, alias Joshua Billsborough, ci ha invitato a casa per raccontarsi, dagli esordi da freelance alla nascita di At Studio, fondato insieme a Stella Stone. Artista multidisciplinare, la sua visione incorpora pop, pittura contemporanea e Anti Style

DI GIULIANO DEIDDA

22 December 2025

Ci racconti brevemente le tappe fondamentali che hanno segnato il suo percorso fino a oggi.

Ho cominciato a lavorare come grafico già durante l’ultimo anno di liceo artistico, all’inizio per amici, poi per amici di amici e cosi via. All’università ho studiato grafica e art direction, raddrizzandomi un pò. Le tappe che considero fondamentali per il mio percorso sono due. La prima è stata incontrare la mia compagna, Stella Stone (artista multidisciplinare e designer, NdR), che mi ha aiutato tantissimo a livello lavorativo e non solo. La seconda è stata fondare insieme a lei At Studio.

Quali sono i suoi punti di riferimento artistico culturali?

Il punto di partenza è composto da tante reference pop contemporanee, che ormai sono inscindibili dalla vita di tutti i giorni. Ha un ruolo fondamentale anche la pittura contemporanea, che è sempre stata per me grande fonte di ispirazione, oltre a capisaldi come il dadaismo e l’astrattismo, mischiati alla scuola francese di graffiti e alle ondate di Anti Style artistico.

In generale, cosa la ispira?

Un pò tutto. Sembra stupido ma è vero, qualsiasi cosa può possedere dei gradi di ispirazione. Può trattarsi semplicemente di un oggetto bello, o di uno brutto, oppure trash. In ogni cosa c’è qualcosa. Si può trovare in tutti gli oggetti quotidiani, da un’insegna bruciata dal sole ai graffi su un camion colorato, passando per le strisce pedonali cancellate e rifatte in modo sfalsato.

Qual è l’aspetto del suo lavoro nel quale si riconosce di più?

Mi rivedo probabilmente in tutto quello che è sviluppo concreto di idee. Nascendo come grafico, spesso il mio lavoro rimane digitale, online e intangibile. Quando invece riesco a creare qualcosa , che sia come grafico o set designer, al di fuori dello schermo del computer, che sia stampato, rovinato, scultoreo, o comunque lavorato con le mani, allora mi ci riconosco davvero.

Vuole parlare dell’attività di At Studio e del suo ruolo?

At Studio nasce due anni fa circa, come dicevo l’ho fondato insieme alla mia compagna, Stella Stone. Ovviamente, come tante realtà simili, è frutto dell’idea di un gruppo di amici, originato dalla volontà di lavorare insieme, unendo le forze per cercare di influenzare e influenzarsi. Veniamo tutti da background diversi e lavoriamo in discipline diverse, che spesso fortunatamente si intersecano. Da At Studio non ci sono leader, regna l’anarchia totale.

Su cosa sta lavorando in questo momento?

Stiamo sviluppando una linea di oggetti per la casa, dove l’idea domina sull’estetica, fatta di elementi ironici ma funzionali. Naturalmente stiamo anche lavorando all’evento per il lancio.

Quali sono i traguardi che vuole raggiungere nel breve e nel lungo termine?

A breve termine sicuramente riuscire a finire la produzione di tutti gli oggetti in tempo. Poi voglio trovare uno spazio nuovo per lo studio, più grande. Nel lungo termine vorrei sicuramente ampliare il nostro team. Sarebbe bello poter seguire sempre più lavori a 360° e riuscire a gestirne sempre più contemporaneamente. Vorrei lavorare con più creativi possibile, in modo da far interfacciare il nostro gruppo ancora di più con persone come noi.

In apertura, pull Random Identities by Stefano Pilati, chinos TRC, boots Dr. Martens. Foto di Niccolò Campita

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