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FOTOGRAFIA

Marco Glaviano

La bellezza è come musica

Siciliano d’origine e newyorkese d’adozione, si è affermato come uno dei fotografi di moda più importanti della sua generazione. Oltre 360 delle sue opere, selezionate tra quelle appartenenti alla Cipriani Collection, sono ora raccolte in un prezioso volume da collezione, disponibile esclusivamente presso le sedi del Gruppo Cipriani e nelle Boutique Skira di Milano e Parigi

DI MARCO TORCASIO

07 January 2026

Durante gli studi in Architettura la scoperta della fotografia. Quando ha capito che sarebbe diventata la sua vita?

Pur adorando l’architettura, l’istinto mi ha condotto verso la fotografia, che mi attirava fin da bambino. I maestri ai quali guardavo allora, Avedon e Penn, restano i miei punti di riferimento. Quando ho iniziato, la fotografia era un mestiere artigianale, complesso. Oggi tutto si è semplificato, fino ai cellulari: chi scatta con un telefono può essere molte cose, ma raramente è un fotografo.

La ricerca della perfezione è stata il suo leitmotiv?

Sono sempre stato attratto dall’armonia. La bellezza funziona come la musica: quando una nota è stonata lo senti, e lo stesso accade in una fotografia. Spesso si considera ciò che è bello come effimero o privo di contenuto, ma non è vero. La perfezione esiste in natura, bisogna solo saperla riconoscere.

Qual elemento rendeva il suo sguardo così riconoscibile?

Ho semplicemente fatto ciò che mi piaceva. Le mie immagini più note ritraggono donne molto belle: mi piace pensare che il merito sia soprattutto loro.

Sente di aver contribuito a una rivoluzione dell’immagine della donna?

La mia generazione ha rappresentato un cambio di passo. Noi nati negli anni Quaranta abbiamo rotto molti schemi, non solo nella fotografia. Sono stato persino arrestato, alla fine degli anni Sessanta, perché portavo i capelli lunghi. Abbiamo fatto battaglie che sembravano piccole, ma hanno inciso sul costume. Ancora oggi esistono forze conservatrici che vorrebbero tornare indietro.

Nel 1967 si trasferisce a Milano. Quanto è stata importante questa città?

Milano è straordinaria, persino sottovalutata. Arrivai nel 1968 con un camioncino improvvisato perché non avevo soldi per un trasloco. Sistemai le mie cose in via Plinio e aprii il mio primo studio. Non conoscevo nessuno, ma in sei mesi avevo già molti amici artisti. La moda stava nascendo: era il periodo in cui iniziavano Armani e Versace. Dopo alcuni anni sentii la città un po’ stretta e mi trasferii a New York, che allora era percepita come la capitale del mondo. Milano, però, è stata la mia iniziazione, una scuola di sopravvivenza.

Giovanni Gastel l’ha fotografata. Come vi siete conosciuti?

Lo portarono nel mio studio e ne rimase colpito. Siamo rimasti in contatto tutta la vita, nonostante io vivessi per lunghi periodi a New York.

Il volume Marco Glaviano. Casa Cipriani celebra oltre trent’anni di collaborazione con la famiglia Cipriani. Che cosa rappresenta questo legame?

Sono sempre stato circondato da artisti: da bambino, a Venezia, conobbi Hemingway grazie a mio zio. L’Harry’s Bar era un luogo magico. Più tardi, a New York, incontrai Giuseppe Cipriani e diventammo amici. Sparse in Casa Cipriani Milano oggi si contano circa 270 mie fotografie: gli affari non centrano, qui mi sento davvero a casa.

L’intervista a Marco Glaviano è stata pubblicata su Club Milano 77

 

 

 

In apertura Marco Glaviano ritratto da Giovanni Gastel

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