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LIBRI

Vittorio Graziani

L’arte d’essere librai a Milano

Dal 2018 dirige la libreria Centofiori in piazzale Dateo. Dopo una parentesi come avvocato è passato all’editoria. Oggi pubblica il suo primo libro Vendere libri è una cosa seria (Utet), ma – avvisa – non sarà mai uno scrittore

DI MARZIA NICOLINI

21 January 2026

Cosa l’ha spinta a lasciare il diritto per dedicarsi all’editoria, prima come addetto stampa, quindi come libraio?

Mi sono laureato in Giurisprudenza seguendo le orme di mio padre, avvocato, e ho fatto pratica nello studio paterno. Sono anche andato in tribunale, ma dopo pochi mesi ho capito che quel mondo non era il mio, non parlava alla mia anima. Fin dai tempi delle medie ero attratto dai libri, li divoravo e li raccontavo con entusiasmo a compagni e amici. Così ho deciso di prendermi un anno di tempo per mettermi alla prova.

Com’è andata?

È andata che ho fatto un master in editoria a Roma. Sei mesi dopo avevo chiaro che il mondo dei libri era fatto per me. In effetti già in quinta ginnasio, quando avevamo da leggere I Promessi Sposi, cercavo di convincere i miei compagni a leggere il libro e non i riassunti del Bignami. A volte riuscivo a persuaderli: tanto ero esaltato dalla scrittura di Manzoni. Quel modo di trasmettere l’amore per i libri non è mai venuto meno, anzi, è cresciuto nel tempo.

Centofiori è una libreria storica in un quartiere bene di Milano. Come gestisce un luogo così particolare?

Abbiamo cercato di unire i pregi di una libreria indipendente con quelli di una grande catena, evitando i difetti di entrambi. Lavoro con quattro librai: tre provengono da Feltrinelli, una da Centofiori. Questo mix ci permette di avere conoscenze e metodi consolidati. Molte librerie indipendenti mettono al centro sé stesse, talvolta in maniera autoreferenziale, come se tutto fosse dovuto.

Il vostro approccio, invece, qual è?

Ci impegniamo a mettere al primo posto la comunità, il quartiere, i lettori. Solo così si costruisce un luogo vivo e in grado di resistere e prosperare. Sul mercato italiano, su cento libri venduti, solo undici passano per librerie indipendenti: bisogna investire in formazione, comunicazione e scelte editoriali mirate.

Piazza Dateo è un luogo di Milano piuttosto tranquillo e molto borghese. Cosa ama di questo quartiere?

Quando abbiamo aperto, sette anni fa, la piazza non era granché di passaggio, ma abbiamo saputo creare un flusso costante con eventi e attività attrattive. Questo quartiere è un mix perfetto: residenti di lunga data, nuove famiglie, giovani curiosi, ottima copertura con i mezzi pubblici, negozi storici, piste ciclabili. È piacevolissimo trovarsi da questa parte di città.

A proposito di città, lei è nato e cresciuto a Napoli. Cosa l’ha conquistata di Milano?

Sono innamorato di Milano. Ho vissuto momenti di ostilità quando da giovane tifoso del Napoli detestavo il Milan ultra vincente di Berlusconi, ma oggi qui mi sento completamente a mio agio, anche perché ho un figlio che è nato a Milano. Amo la privacy che la città offre, e che a Napoli non esiste. Lambrate, il quartiere dove abito, è il posto dove mi sento a casa. Mentre in zona Dateo adoro visitare piccole botteghe come Rambelli (dove compro tutti i miei abiti da sempre), Gattò per pranzi e cene napoletane di qualità, e Kikolle Lab, luogo perfetto per bambini, gestito neanche a farlo apposta da una napoletana. Milano mi ha aiutato e dato tanto nel lavoro, e anche se sono napoletano nel DNA, orgoglioso delle mie origini, devo dire che qui sono felice.

In questo momento sul suo comodino troviamo un titolo in particolare?

Sto leggendo e amando Tempo di uccidere di Flaiano: la sua scrittura, la sua visione entrano sottopelle. Un po' come quando leggi Montaigne: il tuo pensiero ne risulta inevitabilmente influenzato.

Ci racconta invece del suo libro pubblicato con Utet?

Premetto che sarà il mio primo e unico libro (scoppia a ridere, NdR). Non sono un romanziere, ma questo libro era a mio avviso necessario. Si intitola Vendere libri è una cosa seria ed è un prontuario per chi sogna di aprire una libreria, lavorarci dentro o semplicemente capire come funziona davvero. Ci ho trasferito tutta la mia esperienza, che poi è quella che porto in giro nelle varie librerie che mi chiedono consulenza. Fare questo mestiere è assolutamente possibile. Certo, bisogna scordarsi di aprire una libreria indipendente facendo i Don Chisciotte: si finirebbe col fallire dopo brevissimo tempo. Ma con investimenti, formazione dei librai, comunicazione e scelte strategiche, l’arte dell’essere libraio in Italia può essere portata avanti con successo.

L’intervista a Vittorio Graziani è stata pubblicata su Club Milano 77

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