La città si fa arte

wallart murales milano

C’è chi ha dedicato loro mostre, itinerari turistici e numerosi spazi in città. Per molti altri, invece, restano semplici imbrattature su muri pubblici. Stiamo parlando, ovviamente, dei murales che, piacciano o meno, stanno vivendo un’inedita primavera. 

di Alessandro Cossu | 01 aprile 2015

Una città viva è una città che respira il cambiamento e sa anche cambiare pelle. Se è vero che Milano negli ultimi anni ha drasticamente trasformato il proprio volto spostando lo sguardo sempre più verso l’alto, è altrettanto certo il ruolo svolto dalla street art nel conferire alla città un’immagine diversa, lontana dai soliti cliché e in linea con le trasformazioni urbane che in tempi più o meno recenti hanno segnato tutte le principali metropoli del mondo. Un cambiamento sicuramente agevolato dalle istituzioni e che tuttavia trova ancora numerosi  oppositori in una nutrita parte della cittadinanza. Apprezzata o denigrata che sia, la street art si è comunque imposta come linguaggio comunicativo nella Milano degli anni 2010, incidendo in profondità, come un tatuaggio, l’intero tessuto urbano, e tratteggiando sulla mappa un percorso turistico alternativo, all’insegna del colore e della fantasia (senza contare le numerose mostre a essa dedicate, dall’esposizione delle creazioni di PAO alla mostra di street art promossa da Pirelli all’Hangar Bicocca).

cristian sonda, viale jenner

Tango d’amore, Cristian Sonda. ASL di viale Jenner (foto da graffitiamilano.blogspot.it)

A ricostruire un itinerario ideale dei migliori murales di Milano ci avevamo già provato l’anno scorso, ben consapevoli che un fenomeno di tale portata avrebbe presto richiesto ulteriori integrazioni per stare al passo con la crescente voglia di colore in città, cura e distrazione all’opprimente grigiore urbano. Da dove cominciare dunque la seconda tappa del nostro viaggio?

Partiamo da uno degli ultimi arrivati tra i “muri d’autore”, ossia il grande murale di Millo – street artist noto in tutto il mondo per i suoi imponenti bianchi e neri sulle pareti cieche dei palazzi – , completato solo pochi giorni fa nell’ambito del progetto per il Giardino delle Culture di via Morosini (in zona Porta Vittoria). Il giardino è ancora tutto da realizzare, ma il murales fa già mostra di sé con il suo grande cuore rosso a spiccare nel labirinto di linee, curve e quadrati che sono la città e i suoi palazzi.

murales millo Via Morosini

Millo, Giardino delle Culture, via Morosini (foto da blog.urbanfile.org)

Rimanendo in zona ma spostandoci verso corso di Porta Romana, non bisogna perdere “WallArt”, il progetto nato per celebrare i 140 anni dell’istituto ortopedico Gaetano Pini, che ha coinvolto tre superstar della street art milanese: PAO, Ivan e il duo Orticanoodles. A quest’ultimo si deve il maxi murale sul muro di piazza Cardinal Ferrari che cinge il Convento della Visitazione, una lunga carrellata di volti illustri della letteratura, della musica e del cinema targati “Milano”: tra citazioni e aforismi, sui 150 metri della parete si distinguono i volti di 12 grandi milanesi che hanno segnato la cultura del secolo scorso, da Alda Merini a Giorgio Gaber e Carlo Emilio Gadda. Poco più in là, è possibile ammirare i colori di PAO sul perimetro esterno dell’ospedale, mentre accanto alla Basilica di San Calimero spicca il decoro calligrafico rosso e nero di Ivan.

E sempre Orticanoodle, assieme a ReFreshIn e allo spagnolo Kraser, è stato protagonista lo scorso ottobre di Open the cages#, l’evento che, nell’ambito di Brerart 2014, ha ridipinto la sede milanese del WWF (giardini pubblici di via Tommaso da Cazzaniga, zona Brera), unendo alla promozione di tematiche animaliste, la divulgazione del valore artistico e sociale della street art.

WallArt, Orticanoodles

WallArt, Orticanoodles, piazza Cardinal Ferrari (foto da repubblica.it)

Merita sicuramente una visita anche il recentissimo murale che riveste le mura del Liceo Artistico Caravaggio di via Padova 4, con lavori per un totale di 35 metri circa. “Tutto il mondo sulle mura del liceo”, questo il nome del progetto, porta le firme di Pao, Bros, Tomoko Nagao e Mister Wany, e ha visto la collaborazione degli studenti del Liceo e del Pio Istituto dei sordi. Finanziato dal Consiglio di Zona 2, il murale intende rappresentare le diverse anime di una delle zone più multietniche (e problematiche) della città, opponendo al degrado il potere educativo dell’arte.

murales via padova

Tutto il mondo sulle mura del liceo, via Padova (foto da repubblica.it)

Da via Padova è possibile quindi incamminarsi verso viale Monza fino ad arrivare in via Termopili, che custodisce il lavoro di uno dei più chiacchierati e allo stesso tempo misteriosi street artist del mondo: stiamo parlando di Felipe Cardeña  (che a Milano ha lasciato anche un’altra opera, nei Giardini Comunitari in Transito, di via Montello). Il murale, realizzato da Cardeña & Street Boys assieme a Tomoko Nagao, raffigura il volto di Antinoo (il giovane greco che godeva dei favori dell’imperatore Adriano) immerso in un fondale floreale tipico dell’artista cubano, cui si affianca, poco più in là, la figura dinamica di un Superman a quattro braccia, in un mix esplosivo tra cultura classica e influenze pop. Un piccolo tour del quartiere nelle vie adiacenti rivela poi altri lavori realizzati in occasione delle scorse edizioni della manifestazione Geotag.

Geotag2, Felipe Cardeña

Antinoo, Felipe Cardeña, via Termopili (foto da graffitiamilano.blogspot.it)

Altra star del panorama della street art internazionale è l’italianissimo Blue, che a Milano ha dipinto, oltre alla parete del PAC di via Palestro e agli esterni dei centri sociali Cox 18 (via Conchetta) e Leoncavallo (via Watteau), l’imponente affresco lungo la stazione ferroviaria di Lambrate (Via Predil), ormai datato e in gran parte indecifrabile: dalle scrostature e dallo sporco accumulati nel tempo emergono tre enorme biciclette che procedono senza fretta in un mondo letteralmente ricoperto di automobili.

Dirigendoci invece verso le sponde dei Navigli, e in particolare del Naviglio Pavese, il consiglio è quello di prendere fiato e zigzagare tra i ponti che attraversano il canale, decorati da otto artisti di fama mondiale durante il Bridge Festival 2014, un’iniziativa promossa dall’associazione Evoluzioni urbane, per recuperare una delle zone simbolo della città, troppo spesso vittima di abbandono e di degrado.

murales Blu lambrate

Blu, Lambrate, via Pedril (come appariva nel 2008)

Come avrete capito, la lista di graffiti milanesi potrebbe continuare ancora all’infinito, dal murales antifascista in zona Niguarda (già imbrattato, questa volta per motivi politici) ai lavori nelle stazioni di Rogoredo e Cadorna, fino ad arrivare alle opere che colorano il quartiere Bovisa o a “Tango d’amore”, opera di Cristian Sonda per l’ASL di viale Jenner (prima foto all’interno dell’articolo).
Per i milanesi che sottovalutano il piacere della scoperta casuale o per chi giungerà a Milano in occasione di Expo, sono già disponibili veri e propri itinerari turistici fuori dai percorsi più battuti, come quelli proposti da WAAM (Walk Alternative Art Milan), tour della città low cost e rigorosamente a piedi in cerca di tesori nascosti e spesso misconosciuti.

Per chiudere non poteva mancare un riferimento a Expo 2015: dopo aver lavorato sui vetri dell’Expo Gate, Bros è stato incaricato di dipingere le pareti dell’auditorium e del centro conferenze, portando un po’ di colore laddove al momento il grigio regna sovrano.

 

Foto in apertura: WallArt da repubblica.it.

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