C’è posta per voi

Portineria Base Milano. Foto di Serena Eller

Sul modello parigino sorgono a Milano i portierati di quartiere che ricevono la posta, offrono ai cittadini servizi, assistenza e quattro chiacchiere. Per riscoprire il buon vicinato.

di Gaetano Moraca

C’era un tempo in cui le grandi città si differenziavano dai paesi, in soldoni, perché ogni palazzo era dotato di una portineria. Le conciergerie in Francia sono a tal punto un’istituzione da popolare i libri di Balzac, di Simenon, fino al bestseller di Muriel Barbery, e da far dire a Céline in viaggio a New York: «Una città senza portinai è una zuppa senza pepe né sale, una ratatouille amorfa». Qui da noi rapirono il cuore di De Amicis e Gadda, tanto per fare due nomi, e fino agli anni Novanta le portinerie dei condomini delle grandi città non sono mai state messe in discussione. I recenti venti di crisi hanno però costretto condòmini e amministrazioni alla spending review, tagliando proprio su chi dalla propria guardiola ritirava la posta, controllava chi entrava e chi usciva, si occupava dei bidoni della spazzatura e della pulizia degli spazi comuni. Al posto dei portinai – o portieri, com’è anche lecito chiamarli a dire della Crusca (nonostante il rischio di scambiarli per calciatori, o peggio, al femminile, per una parte della carrozzeria di un’automobile) – sono stati installati dei videocitofoni e le pulizie affidate a imprese esterne. Nessuno però aveva fatto i conti con Amazon, che è una battuta fino a un certo punto.

Portineria14. Foto di Gaetano Moraca

Portineria14. Foto di Gaetano Moraca

Negli ultimi tre anni infatti – secondo le ricerche condotte da Confedilizia e Assoedilizia – i portinai sono tornati alla riscossa, non di rado con un altro passaporto: a Milano sono più di ottomila e crescono, a Roma aumenta la quota di quanti svolgono l’attività part-time (34%) e anche a Napoli si torna ad assumere il mitico portiere tuttofare e “tutto-sapere”. Non si tratta certo del fulgore post boom economico, ma qualcosa sta cambiando davvero. Lo dimostrano le nuove forme di portierato di quartiere che si vanno moltiplicando a Milano e in molte altre città italiane, secondo il modello Lulu dans ma rue, fondato a Parigi e sostenuto dal Comune che ne ha colto l’utilità per la vita di vicinato e per l’economia locale. L’idea è molto semplice: la portineria di quartiere riceve la posta e i pacchi di chi non è in casa, mette in contatto l’idraulico di zona con l’abitante a cui si è rotto il lavandino, o l’anziana che necessita di una persona fidata per le incombenze quotidiane; o ancora individua chi possa innaffiare le piante dei vacanzieri o chi sia in grado di accompagnare i bambini a scuola o portare a spasso i cani. Punti di aggregazione disseminati per la capitale francese, simili ai Punti di Comunità che vedranno la luce nei prossimi mesi all’interno dei Mercati Comunali di Milano, grazie al programma Lacittàintorno di Fondazione Cariplo e che permetteranno agli abitanti del quartiere di incontrarsi. Da par suo il Comune di Milano gestisce il servizio dei custodi sociali: si tratta di persone che lavorano nei caseggiati popolari per monitorare le situazioni di maggiore fragilità e segnalarle ai servizi sociali per un intervento tempestivo. Il Comune dà in appalto il servizio tramite bando e i soggetti vincitori assumono direttamente i custodi. Questi ultimi collaborano con i più “tradizionali” portinai, assunti direttamente da Metropolitana Milanese (il gestore delle case popolari comunali). E dove le associazioni e i servizi al cittadino non arrivano intervengono i privati. Portineria 14 (dal 2016 in Via Ettore Troilo, 14) nasce come bar ma presto si trasforma nel punto nevralgico del quartiere. Su una scrivania anni Settanta a fianco della porta d’ingresso si staglia una montagna di pacchi postali in attesa di essere ritirati, mentre la bacheca degli annunci alle spalle del bancone trabocca di offerte di lavoro. «Gli abitanti del quartiere si sentono a casa, sono tranquilli a farsi spedire la posta, mandano i loro figli a studiare e si fidano se gli passiamo qualche contatto per dei lavoretti», spiega Emanuela Frau, una delle tre ideatrici del progetto. Ricucire i legami del buon vicinato e la fiducia tra le persone è il loro obiettivo, per questo ogni giovedì raccolgono cibo per i più bisognosi, regalano libri e qualche chiacchiera davanti a un aperitivo. Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo la Portineria di Base (Via Bergognone, 34), l’hub informativo e di servizi del polo ex-Ansaldo per i residenti e i lavoratori della zona Tortona/Porta Genova. Nel gabbiotto dai tratti tipici milanesi con accenti middle e nord-europei, è già attiva una bacheca annunci e a breve si potranno far recapitare prodotti postali.

 

In apertura Portineria Base Milano. Foto di Serena Eller

 

Articolo pubblicato su Club Milano 52 settembre – ottobre 2019. Clicca qui per scaricare il magazine.

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