Dal 22 al 25 ottobre 2026 Milano ospita la seconda edizione di BIG, Biennale Internazionale Grafica. Tra gli ospiti, uno dei decani della grafica italiana: classe 1940, milanese doc, Milani è da sempre impegnato nell’identità visiva e nella comunicazione sociale e umanitaria. Il suo talk, Dall’occhio al cuore, andrà in scena il 25 ottobre alle 18.30 all’ADI Design Museum
DI MARZIA NICOLINI
14 October 2026
Milano ha una lunga tradizione nel mondo della grafica e del design della comunicazione, fatta di grandi maestri, studi creativi e linguaggi visivi che hanno lasciato il segno ben oltre i confini italiani. Una storia che torna protagonista con BIG – Biennale Internazionale Grafica, il festival diffuso e gratuito ideato e curato da Francesco Dondina, che dal 22 al 25 ottobre porta in città mostre, incontri e riflessioni sul potere delle immagini. Tra le voci più autorevoli di questa tradizione c’è Armando Milani, che proprio a Milano ha mosso i primi passi, prima di affermarsi sulla scena internazionale. Dall’incontro con Albe Steiner alle esperienze con i grandi nomi del design, fino ai manifesti dedicati alla pace e ai diritti umani, il suo percorso racconta come la grafica possa essere molto più di una questione estetica: un linguaggio capace di parlare a tutti, suscitare emozioni e prendere posizione.
Studiavamo insieme alla Scuola Umanitaria di Milano negli anni Sessanta. Ho imparato a disegnare marchi e libri, ma soprattutto ad apprezzare i valori etici della nostra professione. Steiner ha trasformato un mezzo di persuasione occulta in uno strumento per diffondere la cultura e rispondere ai bisogni dei cittadini di tutte le classi sociali.
Da Giulio Confalonieri, con cui ho collaborato per un paio d’anni, ho imparato a trasformare le emozioni in immagini oniriche in bianco e nero, capaci di catturare l’inconscio del lettore. Ho poi collaborato per altri due anni con Antonio Boggeri, che non era un designer ma un art director capace di scoprire talenti come Max Huber, Aldo Calabresi e Bruno Monguzzi. È stata una scuola di cultura grafica, dal Costruttivismo russo al Bauhaus fino al Movimento svizzero. Mi diceva che la pubblicità è come suonare il trombone, mentre la grafica deve suonare il violino. Negli anni Ottanta ho affrontato la mia avventura oltreoceano, collaborando con Massimo Vignelli a New York. È stata una lezione di pragmatismo americano: ho imparato che “conta ciò che funziona”. Gabbie rigorose di impaginazione, pochi colori primari, un uso limitato di sei caratteri tipografici e una comunicazione pratica e immediata, ridotta all’essenziale.
Era il 1970 quando ho aperto il mio studio a Milano. Al tempo lavoravo per aziende farmaceutiche, industrie dell’arredamento, case editrici, istituti culturali e molte altre realtà. Dopo aver assimilato gli insegnamenti della grafica mitteleuropea e maturato la mia esperienza milanese, negli anni Ottanta ho collaborato con Vignelli a New York e, qualche tempo dopo, ho aperto un mio studio nella città, lavorando per grandi corporation come IBM e Olivetti America, case editrici, l’Istituto Italiano di Cultura, il Guggenheim Museum, aziende alberghiere, ristoranti e discoteche. È stata una successione di esperienzeimpegnative, ma anche divertenti.
Nel 2002 ho disegnato per le Nazioni Unite il mio celebre poster della Colomba per la Pace, diventato poi un’icona conosciuta in tutto il mondo. Questa esperienza mi ha spinto a creare altri messaggi per l’umanità, riuniti nella collezione che ho chiamato EcoHumanity. Più che incuriosito, sono indignato da ciò a cui assistiamo ogni giorno, soprattutto dalle violenze sui bambini. Per questo creo immagini di protesta contro quella che considero una vergogna dell’umanità.
Sono un grande estimatore di El Lissitzky, artista e designer del Costruttivismo russo, che già negli anni Venti sosteneva che le persone non hanno tempo di leggere e che le immagini devono colpire prima l’occhio, poi il cuore e le emozioni del lettore. Ho sempre seguito questa teoria, che ha ispirato anche il titolo del mio libro, Dall’occhio al cuore.
Il mio poster preferito è quello che ho applicato pochi mesi fa su un muro a Cipro, l’isola divisa tra greci e turchi, che non vanno molto d’accordo. Cipro si trova tra Europa, Asia e Africa e spero che questo muro possa diventare un simbolo per i popoli che condividono gli stessi problemi.
Cito la Triennale, per la sua storia, le innumerevoli mostre di arte, architettura e design, la posizione nel parco e il bellissimo ristorante all’ultimo piano. Ho appena consegnato alla Triennale i miei lavori per il suo archivio e, da milanese, ne sono molto orgoglioso.
Nel 2018 ho organizzato con Francesco Dondina una mostra internazionale di poster dedicata a Ubuntu, parola africana diffusa da Nelson Mandela che significa “living together, less me, more we”: vivere insieme, meno io e più noi. Vorrei che i giovani riflettessero sul significato di queste parole.
BIG, Biennale Internazionale Grafica
Dal 22 al 25 ottobre 2026
Le mostre rimarranno aperte fino all’8 novembre
Un progetto ideato e curata da Francesco Dondina
Milano, sedi diffuse in tutta la città metropolitana
Hub principale: ADI Design Museum
Piazza Compasso d’Oro 1, Milano