Illustratore e content creator, Giovanni Valenti ha deciso di fondere la moda con l’immaginario anime nel progetto FashionToManga, nato durante il lockdown e diventato virale tra brand e magazine. L’abbiamo incontrato per parlare di questa estetica, di nostalgia anni Novanta e di cultura otaku
28 April 2026
Mi sono diplomato al liceo artistico ma disegno da quando’ero all’asilo. Quello che mi ha spinto da subito è stata la passione per gli anime giapponesi. Me l’ha trasmessa mia madre, che quando ero piccolo guardava Candy Candy e lo faceva vedere anche a me. Il progetto FashionToManga è nato durante il Covid. All’epoca facevo lo stylist, ma il lockdown ha fermato le produzioni degli shooting fotografici, per cui ho cominciato a realizzare redazionali di moda illustrati. Naturalmente oggi utilizzo la tecnologia per disegnare, in particolare Procreate, ma sto ricominciando anche a lavorare a mano, anche perché in questo momento c’è tanta richiesta di performance di live skteching. Sto iniziando anche a utilizzare l’animazione.
In realtà questo linguaggio artistico comune c’è da sempre. Sailor Moon e Nana per esempio hanno un legame stretto con la moda. La prima ha ispirato creazioni di Thierry Mugler e di Gianfranco Ferré per Dior, mentre lo stile della seconda è frutto di una collaborazione tra l’autrice Ai Yazawa e Vivienne Westwood.
Preferisco i colori e i dettagli degli anime perché mi permettono di definire meglio gli abiti. Per riprodurre fedelmente i capi e gli accessori faccio tantissima ricerca di immagini e mi faccio aiutare dall’AI per ricreare le parti dei vestiti che non si vedono nelle fotografie. Scelgo prima l’abito e poi il personaggio. Solitamente punto sulla nostalgia, pescando nel periodo anni Novanta Duemila.
Ne creo di nuovi, anche per una questione legata ai diritti di utilizzo commerciale. Per esempio ho creato per Moon Boot una coppia, ragazzo e ragazza, che il brand utilizza da anni. È buffo, con il passare del tempo mi sono reso conto che li sto facendo crescere.
Da un lato c’è l’effetto nostalgia. Stiamo vivendo in un’epoca poco stimolante che ci fa sentire la mancanza di quelli che consideriamo dei bei tempi. Tutto ciò che è nuovo raramente si rivela allo stesso livello delle vecchie creazioni, questo vale un po’ per tutto. Purtroppo oggi è tutto troppo veloce.
Ci tengo a sottolineare che il libro è stato pubblicato, oltre che in Italia, in tutti i paesi francofoni. In giapponese otaku è sinonimo di fanatico, io ho voluto interpretare il lato positivo di questa sottocultura, che viene sottovalutata perché la passione per anime e manga è considerata sintomo di infantilismo in un adulto. Per riabilitare il movimento mi basta ricordare che l’artista Takashi Murakami è nato proprio come otaku.
Ce n’è diversi, a cominciare dalla collaborazione con Alessandro Enriquez per la Milano Fashion Week 2025. Probabilmente però è il libro il progetto che mi ha preso di più. Ho cominciato qualche mese fa a lavorare a un manga, ambientato tra l’Italia del futuro e il Giappone dei primi anni Duemila. Si tratta di una storia legata alla moda. L’ho iniziato per tenermi in allenamento, ma poi non sono riuscito a fermarmi.
Credo che si orienterà sempre di più verso l’animazione. Sto lavorando per esempio a un progetto di vetrine per i negozi realizzato con delle enormi paper doll in movimento. Comunque, l’idea è di esplorare sempre più l’ambito fisico.