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STILI

Il menswear alla ricerca di personalità

Alcune riflessioni sulle ultime passerelle di moda maschile, dove si è tentato di abbandonare l’omologazione e tornare a raccontare delle storie. Le collezioni autunno inverno 2026 sembrano cambiare prospettiva, a favore dell’individualità, in bilico tra nostalgia e interpretazione

DI GIULIANO DEIDDA

14 April 2026

Dopo stagioni di proposte studiate per adattarsi ai trend digitali e agli algoritmi, la moda maschile fa il tentativo di tornare a costruire nuove identità. Le passerelle che hanno ospitato le collezioni autunno inverno 2026, tra gennaio e febbraio, hanno infatti riprovato a mettere in scena dei racconti. L’interpretazione diventa così la chiave di lettura di un guardaroba che deve essere funzionale alla personalità di chi lo sceglie. Non si tratta quindi di proporre un’estetica a cui l’utente deve aderire, ma di offrirgli gli strumenti per essere al centro del proprio film autobiografico con uno stile che gli appartenga. La prossima si propone quindi come una stagione emotiva, in cui la nostalgia è fondamentale, in quanto tensione sentimentale verso un passato percepito come più autentico, per ovvi motivi. In questo scenario prende forma la neobattezzata estetica poetcore, una risposta alla vacua autoreferenzialità della saturazione visiva degli ultimi anni.

La speranza è che le nuove generazioni ricerchino valori smarriti, come profondità, significato e cultura. Per questo gli abiti tornano a caricarsi di valori simbolici. Leggere diventa uno statement ma anche un gesto estetico, indossare gli occhiali è quindi un segno identitario, scegliere determinati texture e materiali un atto quasi intellettuale. Le palette che hanno dominato le passerelle riflettono questo apparente ritorno alla sostanza. I verdi sono intensi, dal salvia al bosco, i marroni profondi, a partire dal bruno scuro, protagonista dell’outerwe- ar, mentre gli accenti marcati sono offerti da bordeaux e rosso violaceo. Accanto a questi toni radicati, emergono improvvise vibrazioni cromatiche, carminio, blu oltremare, gialli accesi e soprattutto il rosa, presenza sempre più rilevante nel guardaroba maschile.

I materiali privilegiano la matericità, maglieria a coste, tessuti in lane compatte e, natu- ralmente il denim sempre più presente, in un gioco continuo tra comfort e struttura. Le silhouette viaggiano su due binari diversi, da un lato volumi ampi e rilassati, all’opposto un ritorno a linee più asciutte e precise. Il tailoring si evolve integrando elementi funzio- nali, cappotti tecnici, trench performanti e dettagli utility che convivono con costruzioni impeccabili. I pantaloni si ampliano o si verticalizzano con righe sottili e pince marcate, mentre i gilet si emancipano dal completo diventando elementi autonomi. Accessori come sciarpe oversize, mocassini morbidi e occhiali dalla montatura importante comple- tano una figura maschile meno definita e per questo più interessante. In queste collezioni sono fondamentali i pattern, i check tornano protagonisti, spesso tono su tono, mentre le stampe si moltiplicano. Emerge inoltre un rinnovato gusto per il vissuto, fatto di capi leggermente consumati, dettagli imperfetti e stratificazioni spontanee, il segnale di una moda che vuole sembrare reale.

In questo panorama, ogni griffe ha costruito la propria narrazione distinta, a partire da Giorgio Armani, dove si è aperto un nuovo capitolo. Leo Dell’Orco firma infatti una collezione che rispetta profondamente l’eredità del fondatore, introducendo però variazioni sottili ma significative. Le silhouette restano fluide, ma più disinvolte, mentre elementi come i cardigan jacquard, frutto di una collaborazione con Alanui, e uno styling leggermente più sbottonato del solito, suggeriscono un’evoluzione mai forzata. Il ritmo stesso della sfilata, più rapido, sembra voler segnare un cambio di passo, pur restando fedele a un linguaggio riconoscibile.

Da Zegna, Alessandro Sartori costruisce invece un guardaroba della memoria. La collezione si sviluppa come un archivio vivente, in cui gli abiti attraversano le generazioni. Linee morbide, cappotti avvolgenti, pantaloni a vita alta e giacche versatili raccontano un’eleganza colta e cosmopolita. È una visione che unisce precisione e rilassatezza, pensata per durare nel tempo. Il concetto di continuità si traduce in capi che non seguono il trend, ma lo attraversano.

FW26 Zegna

Zegna autunno inverno 2026

Anche Boss torna alle radici del proprio tailoring, recuperando codici degli anni Ottanta e aggiornandoli con proporzioni più asciutte e contemporanee. Le spalle scolpite si alleggeriscono, i revers si alzano, le silhouette si fanno più nette. Il risultato è un guardaroba trasversale, che libera l’abito formale dai contesti rigidi e lo porta nella quotidianità, tra lavoro e tempo libero.

FW26 Boss

Boss autunno inverno 2026

Il dialogo tra disciplina e libertà definisce invece la proposta di Emporio Armani, dove la componente maschile e femminile si intrecciano in un racconto unico. Tra suggestioni musicali e richiami britannici, la collezione alterna rigore e morbidezza, con silhouette verticali, materiali corposi e una palette che si muove tra neutri e improvvisi accenti di colore. Il denim, trattato come materia nobile, scandisce il ritmo della collezione, mentre la chiusura, una carrellata di camicie bianche e black tie impeccabili, ribadisce una visione precisa di eleganza contemporanea.

FW26 Emporio Armani

Emporio Armani autunno inverno 2026

Accanto a queste visioni, il panorama internazionale rafforza il passaggio verso un certo intellettualismo estetico. Prada esplora un’eleganza volutamente imperfetta, fatta di proporzioni distorte, polsini ingranditi e dettagli vissuti, mentre Dior continua a rileggere l’aristocrazia in chiave rivoluzionaria e ironica, tra silhouette asciutte e interventi eccentrici. Ralph Lauren porta invece in scena una nostalgia cinematografica, costruita su toni caldi, texture ricche e un senso di racconto continuo. Nel complesso, si può affermare che la prossima stagione si distingue per una rinnovata attenzione alla vestibilità reale, fatta di nonchalance e di qualche imprecisione, il che la rende di per sé interessante.

In apertura, Prada autunno inverno 2026

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