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STILI

Fabio Fanti Bozzetti

Spazi in equilibrio tra rigore e calore

Dagli interni residenziali all’hospitality, ogni spazio firmato FantiBozzettiMenegon nasce da un equilibrio calibrato tra funzione, atmosfera e sorpresa. Ci spiega tutto Fabio Fanti Bozzetti, cofondatore insieme a Martina Menegon dello studio di interior design che rifugge l’idea di format

DI GIULIANO DEIDDA

27 May 2026

Come definirebbe il vostro lavoro, non dal punto di vista stilistico, ma dall’attitudine che lo contraddistingue?

L’aggettivo giusto è maniacale, nel senso che preferibilmente prendiamo in mano un progetto nella sua totalità, dall’inizio alla fine, setup compreso. Il nostro è un pacchetto completo che include tutto, perfino la selezione di stoviglie. Per noi è fondamentale l’analisi del cliente, perché spesso la gente vuole delle cose che non conosce e non vive la casa come si immagina. Per questo c’è bisogno di offrire un prodotto che abbia un senso in termini di stile ma anche di utilità. Noi disegniamo tutto il progetto, anche gli elementi e i complementi d’arredo. Tutto è totalmente su misura per le necessità del cliente. Lavoriamo con un target che ci permette di approfondire questa tipologia di servizio completo. Si tratta persone il cui modo di vivere la casa ha due dimensioni, quella personale e quella relazionale, legata all’accoglienza dei propri ospiti. Le nostre soluzioni per queste tipologie di vissuto includono l’effetto sorpresa e tanta tecnologia. La libreria per esempio può nascondere qualcosa, mentre il tavolo da pranzo diventa scrivania da studio grazie a dei contenitori a scomparsa.

I vostri progetti sono spesso il risultato dell'incontro equilibrato tra diversi elementi. Questo è il punto di partenza razionale di ogni lavoro o qualcosa che emerge solo alla fine?

Il punto di partenza è la scelta di una rotta che abbia un linguaggio non standardizzato. Non seguiamo i trend, ma cerchiamo di spaziare partendo dai desideri del cliente. Il nostro compito è dare dieci volte di più rispetto alle sue richieste. Poi è fondamentale plasmare i diversi input, non sempre il cliente se ne rende conto, perché l’obiettivo è un risultato bilanciato.

Avete lavorato tra Milano e diversi contesti internazionali. Cosa cambia davvero quando si progetta lontano da casa, il linguaggio, le richieste del cliente o il vostro stesso modo di immaginare l’abitare?

Uno vale uno. Il cliente straniero ha le stesse necessità del cliente italiano. La differenza è data dalla tipologia di progetto, tra abitazioni e piccoli hotel per esempio. Nel caso in cui progettiamo anche il contenitore, il processo è più lungo e necessita molta ricerca. Bisogna comunque studiare come dare una nuova chiave di lettura agli ambienti e sapersi adattare al modo in cui è vissuta la casa. Direi che il nostro modo di lavorare è cambiato rispetto ai primi lavori. In ogni caso in diversi paesi la fiducia nei nostri confronti è cresciuta grazie al passaparola.

Se dovesse scegliere un materiale che rappresenta al meglio lo stile FantiBozzettMenegon oggi, quale sarebbe?

Il metallo, in tutte le sue finiture, è importante. Ci appartengono un po’ tutti i materiali naturali comunque. Amiamo l’usura del tempo sugli oggetti, ma deve essere un’usura studiata. Il granito per esempio è un materiale naturale che permette di fare tanto a livello di forma. La forma è del resto funzionale all’identificazione del prodotto.

Sia nel retail che nell’hospitality il rischio di replicare un format è sempre dietro l’angolo. Come si mantiene una firma riconoscibile senza cadere in questa trappola?

Ci può essere questo rischio se non si fa una ricerca adeguata. Noi lavoriamo con realtà di hospitality dello stesso gruppo, per cui ogni locale deve essere diverso dall’altro, pur mantenendo un fil rouge. Prendiamo ad esempio Casa Fiori Chiari, Vesta e Twiga, parte di LMDV Hospitality Group. I locali, situati a Milano. Marina di Pietrasanta Forte dei Marmi e Porto Cervo, raccontano una visione coerente ma mai replicata, capace di adattarsi con autenticità e sensibilità ai diversi contesti. Abbiamo mantenuto la stessa palette cromatica, ma adattando la struttura al luogo che la ospita. Quello che per noi è interessante è ottenere lo stesso risultato con un prodotto diverso.

Avete seguito questa filosofia anche per il progetto di Carnissage, il ristorante di Martino Uzzauto, che dopo Milano, ha da poco aperto anche in Sardegna, a Poltu Quatu?

Sì, in questo caso volevamo creare un luogo che fosse al tempo stesso radicato nella Sardegna più autentica e proiettato verso un’eleganza contemporanea e sensuale. Il concept è nato dal desiderio di celebrare la materia, la carne, il fuoco, la terra e la pietra. L’ossatura architettonica dello spazio è stata esaltata con semplicità, conferendole un carattere contemporaneo, pur restando profondamente tradizionale. Gli ambienti sono stati vestiti con colori rubati alla terra sarda, terracotta arsa dal fuoco, ruggine profonda, sabbia calda e crema delicata. Non è stato aggiunto nulla che non fosse necessario.

Il vostro nuovo showroom è in uno stabile d’epoca, Palazzo Borromeo d’Adda in via Manzoni. Che ruolo ha il luogo fisico dello studio nella nostra epoca digitale?

Si tratta di una location complicata, piena di vincoli strutturali. Siamo passati da una sede che abbiamo potuto personalizzare totalmente a un ambiente con soffitti affrescati di cinque metri. È stato divertente trasportare la nostra identità in uno spazio così diverso.

Ci racconti delle novità presentate durante l’ultima edizione della Milano Design Week.

L’inaugurazione del nuovo showroom a Palazzo Borromeo è stata l’occasione per il debutto di Mémoire de Matière, la prima serie di decor accent e oggetti per la tavola firmata FantiBozzettMenegon. Si tratta della traduzione in scala ridotta del linguaggio dello studio. Basamenti in marmo, superfici in acciaio martellato a mano, volumi compatti e scultorei danno vita a oggetti capaci di trasformare la convivialità. La collezione comprende candelabri, porta incenso, posacenere, poggiaposate e bicchieri con sottobicchieri in marmo, pensati per inserirsi con naturalezza tanto nella dimensione domestica quanto in quella dell’hospitality. Oltre a questo, abbiamo presentato a Casa Conte Éclat Métallique, una collezione in collaborazione con Conte Casa appunto, che interpreta il salone attraverso una ricerca sulle proporzioni e sull’equilibrio tra rigore architettonico e comfort domestico. Le forme essenziali sono costruite su volumi bassi e orizzontali. Le linee del divano e dei pouf sono caratterizzate da una struttura razionale, addolcita da imbottiture generose e da cuscini ampi, creando un dialogo armonico tra solidità e morbidezza. Naturalmente, l’elemento distintivo della collezione è il metallo, interpretato attraverso finiture differenti, che non si limita a sostenere il volume, ma lo abbraccia, generando un contrasto potente tra la precisione della materia e la morbidezza del tessuto.

In apertura, tuta Homme Plissé Issey Miyake, location FantiBozzettiMenegon Palazzo Borromeo, via Manzoni 43. Foto di Ludovica Arcero

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