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STILI

Pierdavide Carone

Quando la sincerità fa la differenza

Dopo la recente vittoria a Ora o mai più, Pierdavide Carone torna con È finita, il nuovo singolo insieme a Martina Attili, un racconto personale sulla fine di una relazione. Lo abbiamo incontrato per parlare di scrittura, collaborazioni e del percorso che lo ha riportato al centro della scena

DI GIULIANO DEIDDA

01 July 2026

Iniziamo dagli ultimi singoli, Mentirsi pur di amarsi (un altro po’…), pubblicato ad aprile, e È finita, appena uscito.

Il primo ha il titolo più lungo di sempre. È la più introspettiva tra le mie canzoni d’amore. Racconta di quando l’amore diventa affetto e ci si prende quasi in giro senza cattiveria. Si ha paura di finire una relazione. Non lo si ammette perché senza sembra peggio che con. È finita, invece, un duetto con Martina Attili, è il racconto di un’esperienza personale, quella di essere lasciato per messaggi dopo diversi mesi insieme, in cui sembrava tutto bello e giusto. Un giorno ti svegli e, mentre fai il caffè, mandi un semplice messaggio e in risposta ricevi un papiro che non capisci neanche bene, ma il cui succo è che quei mesi insieme, in cui sembra tutto bello, tutto giusto, semplicemente non ci sono più. Tu rimani impotente, senza possibilità di contraddittorio, semplicemente una persona esce dalla tua vita senza neanche dirti che è finita.

Che momento è questo per il cantautorato pop italiano?

Quest’anno, dopo tanti ragionamenti, ho deciso di smettere di pensare e di iniziare a navigare a vista. È tutto talmente veloce… L’ultima edizione del Festival di Sanremo ha dimostrato che c’è tanta confusione. L’unica soluzione è mantenere un minimo di coerenza. Inseguire le mode è come inseguire l’ombra. Se invece fai quello che sai fare con sincerità, le mode prima o poi arrivano a te. Così puoi continuare la tua strada, perché tanto le mode durano al massimo una settimana. 

Come è cambiato il suo modo di raccontarsi, rispetto agli inizi? Gli ultimi lavori sembrano essere sempre più personali…

Sono diventato un po’ più coraggioso, mentre in passato mascheravo meglio. Tutto quello che ho scritto quando sono stato ricoverato in ospedale, ormai diversi anni fa, era tutto un buttarla in caciara. Per fare l’artista devi essere sincero con te stesso e con il tuo pubblico, ma devi anche scordarti che hai una famiglia e persone che ami che potrebbero essere ferite da quello che canti. Non ce l’ho con te, il brano con cui ho vinto il programma Ora o mai più l’anno scorso, parlava della mia famiglia. Mia madre mi ha confessato che non avrebbe più ascoltato quella canzone, anche se la considerava molto bella. Non posso fare altro che correre dei rischi e assumermi le mie responsabilità nei confronti delle persone a me vicine.

È evidente che i testi sono fondamentali nel suo lavoro. Qual è la sua modalità di scrittura? È più istintivo o uno che rielabora tanto?

Anche quest’aspetto è cambiato con gli anni. Sono sempre più istintivo e correggo sempre meno. Scrivo meno e solo quando sono ispirato. Ora la mia scrittura è già di qualità, mentre un tempo dovevo aggiustare successivamente. Ho un mio metodo. Se ci metto più di un’ora per scrivere una canzone vuol dire che non è poi così buona. Entro in una specie di trance quando scrivo. Quando faccio delle sessioni con altri autori, se mi trovo insieme a ragazzi più giovani per me è devastante, perché hanno dei tempi molto più lunghi rispetto ai miei. Le sessioni corali per me sono strane in generale. I cantautori sono in genere coinvolti solo per i testi. Mentre scrivi oggi invece devi studiare anche il suono. Se devo scrivere per me infatti preferisco fare da solo.

Ci racconti la storia di Ti odio, il singolo pubblicato lo scorso anno con Alex Britti.

Bisogna tornare indietro al 2013, quando iniziavo a pensare a un nuovo album, il successore di Nanì e altri racconti, che era stato prodotto da Lucio Dalla. Alex Britti voleva produrre il nuovo lavoro, per cui abbiamo iniziato a lavorarci. La Sony però stava iniziando a tirare i remi in barca sul mio progetto. In sintesi mi sono ritrovato in un fuoco incrociato. Il disco non è mai stato pubblicato, a parte il brano Sole per sempre, che è andato malissimo. L’anno scorso io e Alex ci siamo rincontrati a Ora o mai più e, passando diverso tempo insieme, ci siamo riconnessi. È saltata fuori Ti odio che a me piaceva tanto. Dal momento che Carone, l’album a cui stavo lavorando sarebbe stato una raccolta di collaborazioni, ho chiesto a lui di duettare con me in quella canzone. Lo ha fatto per puro piacere. È uno dei pezzi a cui sono più legato.

Le collaborazioni hanno un ruolo fondamentale nel suo percorso. Ce n’è stata una che l’ha segnata di più? Qual è invece quella dei suoi sogni?

Quella che sogno è Mina, in qualsiasi forma. Bisogna però superare il filtro Pani. Chi ha fatto la differenza per me è stato naturalmente Lucio Dalla. Distrattamente, il mio secondo album non era riuscito a bissare il successo di Una canzone pop, per cui ho chiesto di poter lavorare con qualcuno per realizzare un disco più adulto. Così è arrivato Dalla. Era un genio. Ho lavorato con tantissimi artisti, ma lui era su un altro livello. La definizione cantautore era riduttiva nel suo caso. La nostra esibizione a Sanremo ha lasciato una bella immagine, molto poetica. Purtroppo se n’è andato subito dopo e mi ha lasciato decisamente solo. Dopo ho fatto un po’ di confusione artisticamente parlando e c’è voluto un bel po’ per tornare al successo. Caramelle è stata pubblicata solo sei anni dopo per intenderci. La sensazione che l’esperienza con Lucio Dalla mi ha lasciato è quella di essere andato a passeggio con la storia.

Tornando indietro nel tempo, c’è qualcosa che farebbe diversamente?

Ho gestito male la morte di Lucio, avevo solo 23 anni e ho cercato di non speculare sul triste fatto. Per questo mi sono rifiutato di partecipare a programmi TV dedicati all'avvenimento luttuoso. Ho vissuto un periodo di confusione successivamente, non sono stato in grado di affrontare le circostanze, sia dal punto di vista personale che professionale. Ero spaesato, sono passato dall’ala protettiva di Maria De Filippi a quella di Lucio Dalla al dover affrontare tutto da solo. Ho dovuto trovare un nuovo manager e non è stato semplice. Oggi mi ritengo fortunato per essere riuscito a ritrovare la strada e poter continuare a fare quello che mi piace.

In apertura, polo Tagliatore, pantaloni Manuel Ritz, mocassini Green George, location Showroom La Redoute via Giacomo Leopardi 26. Foto di Ludovica Arcero

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