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DESIGN

Maria Grazia Mattei

Capire il digitale per abitare il futuro

È fondatrice e presidente di MEET Digital Culture Center. In questa intervista riflette sul ruolo della cultura digitale oggi. Dalla ricerca alle istituzioni, il suo percorso evidenzia l’urgenza di strumenti critici e nuovi spazi di confronto

DI MARCO TORCASIO

15 April 2026

La sua indagine sulla cultura digitale dura da molti anni. Cosa l’ha spinta a dedicarsi a questo ambito?

La mia formazione è umanistica: mi sono laureata in Critica d’Arte a Milano, in anni in cui il digitale era ancora percepito come qualcosa di distante. Eppure, frequentando le avanguardie artistiche del Novecento, sono entrata in contatto con artisti che già utilizzavano il computer come strumento creativo. Lì ho intuito che il futuro sarebbe stato digitale. Ho iniziato così un percorso di ricerca, incontrando artisti e movimenti, prima in Italia e poi a livello internazionale. Ho scoperto pionieri come John Whitney e figure come John Lasseter, che avrebbe poi diretto Toy Story, il primo lungometraggio interamente animato al computer. Da allora ho continuato a leggere il digitale attraverso la lente dell’arte e della creatività.

Il progetto Meet the Media Guru è stato il punto di partenza di questo percorso?

Sì, è stato il primo vero format strutturato. Dal 2005 abbiamo invitato a Milano circa 250 protagonisti della cultura contemporanea, provenienti da tutto il mondo, per raccontare la trasformazione digitale in atto. L’obiettivo era sottrarre il digitale a una visione puramente tecnologica e portarlo nei luoghi della cultura, come musei e istituzioni. Era un format nomade, pensato per incontrare il pubblico e stimolare consapevolezza. Già allora percepivo un’inquietudine diffusa: il digitale era pervasivo, ma spesso subìto passivamente. Servivano strumenti per comprenderlo e governarlo.

Quando è maturata l’esigenza di passare alla creazione di un luogo fisico come MEET?

È stato un passaggio decisivo. Durante la mia esperienza nella Commissione Centrale di Beneficenza di Fondazione Cariplo, il tema del digitale non era ancora centrale, ma emergeva con forza la necessità di affrontare le trasformazioni sociali. Da quel confronto è nata l’idea di creare uno spazio dedicato: un luogo di connessione, collaborazione e crescita della consapevolezza. MEET nasce proprio con questa missione, già nel nome: favorire l’incontro. Da progetto culturale siamo diventati un punto di riferimento istituzionale, capace di garantire continuità e visione internazionale.

Come evolve durante il corso dell’anno la programmazione di MEET?

Ci impegniamo a intercettare le linee tematiche più urgenti, costruendo un palinsesto fatto di incontri, mostre e formati diversi. Il progetto architettonico di Carlo Ratti si basa su interconnessione, trasparenza e immersività, concetti ancora oggi centrali. In particolare, la sala immersiva è diventata un unicum in Italia: ospita opere native digitali di artisti internazionali e rappresenta un laboratorio avanzato per la creatività contemporanea.

Come si inserisce MEET nel contesto urbano di Porta Venezia, anche in vista della Design Week 2026?

Siamo parte attiva del Porta Venezia Design District, un network che lavora per costruire un’identità condivisa in questa zona della città. Quest’anno MEET sarà l’headquarter del distretto. Durante la Design Week organizzeremo una serie di iniziative, tra cui un dialogo tra archivi: quello di Museo Kartell e il nostro, denominato Le Radici del Nuovo, per riflettere sul significato dell’innovazione. Presenteremo inoltre Renaissance Dreams del media artist Refik Anadol, un’opera generata dall’intelligenza artificiale a partire da un vasto dataset di immagini e testi del Rinascimento italiano.

Milano è la base di un progetto con respiro internazionale. Che ruolo gioca la città?

È un interlocutore fondamentale. Collaboriamo attivamente con il Comune, come dimostra la Milano Digital Week, e partecipiamo a iniziative diffuse come MuseoCity. Anche la Regione ha riconosciuto MEET come museo regionale. La città ha compreso che il digitale non è un ambito per specialisti, ma una dimensione della contemporaneità. La sfida è evitare che venga percepito come qualcosa di separato dalla vita quotidiana.

Guardando al futuro, qual è la sfida più urgente che si prospetta?

Colmare il digital divide culturale. Non si tratta solo di accesso alle tecnologie, ma di capacità di comprenderle e usarle in modo consapevole. Dobbiamo attivare processi di collaborazione tra istituzioni, imprese e società civile, per fornire strumenti – veri e propri “enzimi” culturali – che aiutino le persone a orientarsi. È in gioco la costruzione della società futura, e non possiamo permetterci di restarne spettatori.

 

MEET Milano, mostra Renaissance Dreams

Immagine dell’installazione Renaissance Dreams del media artist Refik Anadol al MEET Digital Culture Center

L’intervista a Maria Grazia Mattei è stata pubblicata su Club Milano 79

 

 

 

In apertura, Maria Grazia Mattei ritratta da Francesco Prandoni 

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