Alla guida della 40ª edizione del Mix Festival, Lara Vespari e Federico Manzionna raccontano una direzione che guarda avanti senza perdere il legame con la storia. Al centro, il cinema queer come spazio di scoperta, confronto e libertà, tra nuove narrazioni, masterclass e una programmazione pensata per andare oltre il mainstream e parlare a Milano
DI MARCO TORCASIO
08 September 2026
In programma dal 17 al 20 settembre 2026 al Piccolo Teatro Strehler e alla Casa di Quartiere Garibaldi, il Mix Festival torna a interrogare il presente attraverso il cinema e la cultura queer, riaffermando la propria vocazione di spazio di scoperta, confronto e rappresentazione. Per la 40ª edizione, Lara Vespari e Federico Manzionna scelgono di guardare avanti senza trasformare l’anniversario in una celebrazione nostalgica: al centro restano le storie, i nuovi linguaggi e una programmazione capace di andare oltre ciò che è già visibile.
Manzionna. Siamo a l Mixda cinque anni: siamo entrati come volontari, poi siamo passati alla produzione e oggi siamo alla nostra seconda direzione artistica. Il quarantesimo anniversario ha inevitabilmente avuto un peso, ma abbiamo cercato di viverlo come un “peso buono”, non come qualcosa che ci costringesse a guardarci soltanto alle spalle. Quarant’anni significano storia, lotte, cambiamenti, persone che hanno costruito uno spazio quando molti altri spazi non esistevano ancora. Proprio per questo la domanda che ci siamo fatti è stata: e adesso, di che cosa abbiamo bisogno? E di che cosa ha bisogno la comunità? What’s next? nasce da qui. In questi due anni abbiamo cercato di rendere la direzione il più possibile partecipata, facendo insieme un lavoro di studio e di riscoperta della storia del Festival, ma con l’idea che conoscere ciò che è stato serva soprattutto a capire dove andare.
Manzionna. Abbiamo sentito il bisogno di tornare alla sostanza: siamo prima di tutto un festival di cinema e abbiamo scelto di investire con forza sulla programmazione. La specificità del Mix è poter portare a Milano film che, in molti casi, sarebbe difficile vedere altrove, andando a cercare opere che sfuggono ai circuiti più prevedibili. Negli anni il Festival è cresciuto molto anche attraverso panel, incontri ed eventi collaterali; quest’anno abbiamo ridotto quella componente non per rinunciare all’approfondimento, ma per riportarlo più vicino al cinema. Da qui nasce anche Mix Next e la scelta delle masterclass: non conversazioni intorno a un tema, ma occasioni per entrare nei processi creativi, dalla regia alla sceneggiatura, dalla fotografia alla musica e al make-up cinematografico. Milano offre moltissimo ed è anche una città molto satura di eventi: ci è sembrato importante chiederci che cosa il Mix potesse fare davvero in modo unico. La risposta è stata, ancora una volta, il cinema queer.
Vespari. La selezione nasce dal lavoro di un team dedicato, che nel corso dell’anno vede moltissimi titoli e costruisce progressivamente il programma. C’era però un’esigenza che sentivamo con forza: allontanarci da una rappresentazione dell’esperienza queer esclusivamente tragica. Per molto tempo le storie LGBTQIA+ sono state raccontate soprattutto attraverso il trauma, la discriminazione, la sofferenza. Sono dimensioni che esistono e che naturalmente continuano a essere presenti, ma non possono esaurire tutte le possibilità del racconto. Ci interessano film in cui un personaggio queer possa essere prima di tutto un personaggio e in cui una storia queer possa essere, semplicemente, una storia: d’amore, familiare, horror, thriller, fantastica, ironica. Nel programma convivono infatti generi e registri molto diversi.
Manzionna. Per noi quella separazione non esiste. Fare cinema significa anche fare politica, e nel 2026 è difficile pensare che si possa raccontare un corpo, un’identità, una relazione o una famiglia senza confrontarsi con il modo in cui la società li guarda e li rappresenta. Questo non vuol dire trasformare ogni film in un manifesto o chiedere a ogni opera di sostenere una tesi. Al contrario, significa riconoscere che anche la possibilità di mostrare personaggi queer nella loro complessità, senza ridurli a una funzione o a uno stereotipo, ha un valore politico. Il Mix nasce da questa consapevolezza e continua a portarsela dietro. Cinema, cultura e dimensione politica qui non sono compartimenti separati: si alimentano a vicenda.
Vespari. Perché ci è sembrato uno dei titoli più forti della selezione e, proprio per questo, un’apertura capace di dichiarare subito che tipo di Festival vogliamo essere. È una scelta anche audace, ma crediamo che il film possieda una capacità di parlare a un pubblico molto ampio. Leviticus è particolarmente interessante perché utilizza il genere non soltanto per spaventare: trasforma la vergogna interiorizzata, la repressione del desiderio e la violenza esercitata in nome della fede in qualcosa di fisico e mostruoso. È quindi un horror, un coming-of-age e una storia d’amore, ma è anche un esempio molto chiaro di quanto un genere popolare possa diventare uno strumento di critica sociale.
Vespari. Sì, è uno dei film che rappresentano meglio il senso di What’s next. Guardare avanti non significa cancellare ciò che è venuto prima, ma anche tornare su immagini e racconti del passato con strumenti e prospettive nuove. Cruising, nel 1980, provocò fortissime proteste nella comunità LGBTQ+ americana per il modo in cui rappresentava l’ambiente dei leather bar newyorkesi. A quasi cinquant’anni di distanza, Jeffrey Schwarz riapre quella storia attraverso materiali d’archivio e una pluralità di voci, mettendo in relazione il film con i fatti di cronaca che lo avevano ispirato. È interessante proprio perché utilizza il cinema per interrogare criticamente altro cinema e per mostrare quanto possa cambiare, nel tempo, il modo in cui una comunità racconta e rilegge se stessa.
Vespari. È vero, gli spazi sono aumentati e oggi troviamo titoli queer anche nei programmi dei grandi festival e nelle produzioni mainstream. Ed è certamente un cambiamento importante. Ma questo non significa che tutti i film abbiano la stessa possibilità di circolare. C’è ancora un’enorme quantità di cinema più laterale, sperimentale, internazionale o semplicemente meno immediato che rischia di non arrivare al pubblico. È lì che il Mix deve continuare a scavare. Il nostro compito non è soltanto mostrare che esistono storie LGBTQIA+, ma andare oltre ciò che è già visibile, trovare quelle “perle” che sfuggono al mainstream e metterle in relazione tra loro. Il Festival rimane necessario se continua a essere un luogo di scoperta e non soltanto di rappresentazione. I tre concorsi internazionali e la presenza di numerose anteprime italiane confermano proprio questa centralità della ricerca cinematografica.
Manzionna. Un’edizione costruita prima di tutto sulla curiosità. Ci saranno molte proiezioni, naturalmente, ma il Festival vive anche fuori dalla sala. Il sagrato dello Strehler sarà attraversato da dj set e performance della scena queer italiana, mentre le masterclass permetteranno di avvicinarsi al cinema da prospettive diverse. E poi ci sono la danza e la performance di Italy Bares nella serata inaugurale del 17 settembre, la musica, gli incontri. L’idea è che il Mix rimanga un festival cinematografico, ma che intorno al film possa nascere un’esperienza condivisa. Le parole chiave potrebbero essere cinema, danza, curiosità e incontro.
Manzionna. Milano ci offre un sostegno importante e una rete istituzionale e culturale molto forte, ma allo stesso tempo è una città che chiede continuamente qualcosa di nuovo. C’è quasi la sensazione di dover sorprendere sempre, di dover aggiungere un evento, inventare un formato, alzare continuamente l’asticella. È una città molto performativa, in tutti i sensi. Noi però non crediamo che si debba stupire a ogni costo. Anzi, per questa edizione abbiamo sentito la necessità di tornare a ciò che sappiamo fare meglio: selezionare pellicole e portarle al pubblico. La forza del cinema è che non ha bisogno di inseguire artificialmente la novità, perché sono le storie, italiane e internazionali, a offrire continuamente nuovi punti di vista. In questo senso il Mix può essere una lente sul mondo: uno spazio milanese, profondamente legato alla città, che proprio attraverso il cinema permette di guardare molto oltre Milano.
Mix Festival
Dal 17 al 20 settembre
Piccolo Teatro Strehler, Casa di Quartiere Garibaldi
Il programma completo è consultabile online