Loading...

CINEMA

Il noir crepuscolare di Martin McDonagh

In concorso all’83ª Mostra del Cinema di Venezia, il nuovo film Wild Horse Nine del regista britannico Martin McDonagh riunisce John Malkovich e Sam Rockwell in una commedia nera e crepuscolare che ragiona sul senso di responsabilità

DI DENIS PREVITERA

07 September 2026

Di chi è la responsabilità di un’azione? Di chi la compie, di chi contribuisce a farla accadere o di chi non fa nulla per impedirla? Una domanda a cui sembra impossibile dare una risposta netta e universale e che attraversa implicitamente tutto Wild Horse Nine (2026), ultimo film di Martin McDonagh, con cui torna dopo quattro anni a competere nel concorso della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il regista britannico di origini irlandesi ambienta nuovamente il suo film in un luogo circoscritto, dove lo spazio non si fa soltanto palcoscenico per le interazioni tra i personaggi, ma interviene a determinare azioni, pensieri, decisioni e persino identità e rapporti. E ancora una volta questo luogo coincide con un’isola: non più quella immaginaria di Inisherin durante la Guerra civile irlandese, ma la reale Isola di Pasqua, poco prima del colpo di Stato in Cile del 1973, che portò al rovesciamento del governo di Salvador Allende e alla detenzione e tortura di migliaia di oppositori politici nell’Estadio Nacional, trasformato in un immenso campo di concentramento.

Come in Gli spiriti dell’isola (2022), la grande storia svolge un ruolo centrale nel tessuto narrativo, pur rimanendo apparentemente relegata sullo sfondo: non più letteralmente, come avveniva nel film precedente, ma nelle parole, nei discorsi, nei racconti che mettono in moto tutta la vicenda. Chris (John Malkovich) e Lee (Sam Rockwell) sono due agenti segreti della CIA che operano sottotraccia per favorire gli interessi degli Stati Uniti, tra omicidi o governi rovesciati. Chris è un agente ormai al tramonto, colpito da una malattia terminale che lo porta ad avere gravi problemi con la memoria a breve termine. Perciò, come ultimo desiderio, decide di volersi recare sull’isola per farsi togliere la vita dal suo collega e più caro amico Lee. Quest’ultimo, invece, più giovane ma non meno freddo, sotto le pressioni del suo capo MJ (Steve Buscemi) è incaricato di ricavare informazioni su dove l’uomo abbia nascosto un fantomatico fucile, utilizzato per l’assassinio del presidente John Fitzgerald Kennedy a Dallas nel 1963.

Wild Horse Nine mette in scena, dunque, una dimensione narrativa in cui le operazioni della CIA sono assunti come fatti, come un dato certo da cui partire, non come ipotesi. Ma sarà stato Chris a premere il grilletto? Si sarà limitato a passare l’arma all’assassino? È davvero importante comprendere questa dinamica per stabilire su chi ricada la responsabilità di quella morte? A complicare la situazione intervengono Monica e Alicia, due studentesse cilene entusiaste del nuovo governo eletto. Già dal primo incontro all’aeroporto si impongono come l’elemento di contrasto alla visione del mondo americana di cui i due agenti sono portatori. Tale contrapposizione si sviluppa soprattutto attraverso il rapporto e i dialoghi che si instaurano tra Chris e Monica – interpretata da Mariana di Girolamo – che fu Ema per il regista cileno Pablo Larraín, qui produttore esecutivo. Un rapporto che mette così a confronto chi subirà le violenze di Santiago e chi ha contribuito a renderle possibili. Wild Horse Nine si costruisce su queste basi, fondendo, come sempre nel cinema del suo autore, la commedia nera con un modo di intendere il noir qui forse più crepuscolare che mai.

Se nella prima metà il personaggio di Chris riesce a strappare più di una risata, la sua comicità lascia pian piano intravedere una vena dolceamara, fino a raggiungere note di tristezza e cinica rassegnazione. Le battute non smettono di esserci: cambia la percezione dello spettatore, il modo in cui risuonano dentro di lui la disillusione e il cinismo che emerge da quelle parole, dal tono della voce. McDonagh firma così un altro film che parla del presente attraverso il passato, affidandosi a una scrittura brillante e a interpretazioni capaci di far convivere il grottesco con la malinconia.

ARTICOLI CORRELATI


Iscriviti alla nostra newsletter
Utilizziamo i nostri cookies, e quelli di terzi, per migliorare la tua esperienza d'acquisto e i nostri servizi analizzando la navigazione dell'utente sul nostro sito web. Se continui a navigare, accetterai l'uso di tali cookies. Per saperne di più, consulta la nostra Politica sui Cookies.