Sette giorni di eventi, installazioni, mostre temporary e collezioni in anteprima. Tra Salone e Fuorisalone, ecco i trend di interior destinati a influenzare i prossimi mesi. Tra spine punk e tessili-opere d’arte
DI MARZIA NICOLINI
27 April 2026
Come ogni anno, Milano si è accesa per la Design Week, trasformandosi in un crocevia internazionale di idee, linguaggi e sperimentazioni. L’edizione 2026 ha messo in luce una serie di macro-trend destinati a orientare le prossime stagioni creative, superando i confini del product design e dialogando con moda, arte e cultura visiva.
Elementi luminosi che diventano mini sculture. Al centro della scena loro, le lampade. Ad attirare l’attenzione del pubblico è stato il progetto inatteso firmato dal beauty brand Aesop in collaborazione con Flos: Apose è una collezione lighting in vetro e ottone, ispirata all’iconico tubetto di balsamo mani by Aesop, minimalista, elegante, già oggetto cult. Poi le composizioni totemiche di Andrea Claire Studio, che hanno elevano la luce a installazione architettonica, mentre Dior Maison ha firmato le nuove Corolle, che da iconiche gonne diventano lampade ultra chic dalle morbide curve 50s.

La giustapposizione inattesa di metalli dai toni caldi e freddi è una tendenza interessante emersa durante da MWD26, in un nuovo equilibrio materico e di finish. Le nuove affinità del metallo sono state celebrate dalla creatività artigianale di De Castelli che, nello spazio espositivo in fiera, ha esposto oggetti-scultura con infinite variazioni di metallo. Al contempo, nella nuova galleria di Dimorestudio, in via San Vittore al Teatro 1/3, a pochi passi da Piazza Affari, cromo brillante, bronzo e ottone hanno dimostrato di poter convivere senza gerarchie, dando vita a composizioni sofisticate dall’allure effortless (che oggi fa la differenza).

I tessuti cambiano status, diventando protagonisti sulle pareti, al pari di opere d’arte. Gucci ha scelto di rivestire il proprio padiglione di arazzi legati alla storia del brand. Anche Loro Piana ha trasformato i suoi tessuti in grandi arazzi, elevando la materia a linguaggio artistico, e Bethan Laura Wood ha rivestito la facciata di Palazzo Citterio con un tapestry vibrante per la mostra When Apricots Blossom. Un racconto tattile in cui ha potuto inserirsi anche Galateo Ancestrale di Caterina Roppo, all’interno del percorso SuperCity, percorso curatoriale ospitato al Superstudio Maxi: qui il tessile è diventato un archivio sensibile, capace di trattenere tracce, gesti e memoria, fino a essere trasformato in materia solida attraverso la cristallizzazione in rame. Un processo che ha spostato l’attenzione dall’oggetto finito al tempo e all’esperienza che lo attraversano, ridefinendo il tessuto come superficie viva, stratificata e profondamente narrativa.

Punk e irriverenti, le spine conquistano il design contemporaneo, portando in casa un’estetica pungente che sfida apertamente l’idea di comfort. Ne è stato un esempio il vaso Stem in resina stampata di Gast Studio, con spine lucide e oversize presentato alla mostra Deoron, sviluppata in collaborazione con Porta Venezia Design District. All’esposizione della piattaforma Alcova, CJ Aslan, founder del fashion project Aslan World, ha spinto ancora oltre il concetto con una seduta pouf rivestita da una fitta distesa di spine in acciaio accostate a gemme luccicanti, tra ironia e provocazione.

L’hospitality evolve e diventa sempre più un territorio di sperimentazione progettuale, dove design, lifestyle e architettura si fondono in esperienze ibride. Non più semplici luoghi di soggiorno, ma ambienti dinamici e immersivi, capaci di adattarsi a nuove modalità di abitare temporaneo. Il progetto Next Place Hotel, Medelhan ha raccontato proprio questa trasformazione portando alla DW una piattaforma diffusa tra Brera e la città che ha messo in dialogo designer, aziende e developer per immaginare il “next place of hospitality”. Una visione condivisa dell’abitare temporaneo in cui gli spazi si fanno narrativi, multisensoriali e altamente personalizzati, mentre l’hotel si avvicina sempre più a un hub culturale e relazionale.
