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STILI

Paolo Santangelo

Geometrie che danno forma alle emozioni

Designer e artista pugliese, oggi diviso tra Milano e la sua regione, Paolo Santangelo trasforma la materia in oggetti in ceramica che vivono in equilibrio tra funzione e scultura. Geometrie primarie e colori intensi danno vita a forme pensate per dialogare con lo spazio e con chi lo abita

DI GIULIANO DEIDDA

31 July 2026

Riesce a raccontare il suo lavoro senza usare la parola ceramica?

Considero il mio lavoro una forma d’amore. Esprime quello che ho dentro, l’amore che provo per la vita, per me stesso e per il mondo. È il risultato di un lavoro introspettivo, alla ricerca di una perfezione che non si potrà mai ottenere. La verità è che la bellezza è l’insieme di piccoli difetti che messi insieme creano l’illusione della perfezione. È questo che fa la differenza tra la personalità e la tecnologia.

Cosa caratterizza la tradizione della ceramica pugliese e quanto è presente nelle sue creazioni?

Ciò che si ritrova della tradizione pugliese nei miei oggetti è il sapore della manifattura, forse anche un certo gusto per i volumi esasperati. I colori che utilizzo, invece sono originali e totalmente realizzati da noi. Ogni colore rappresenta una mia emozione. Il blu ipersonico per esempio è frutto della mia fascinazione per certe tonalità che richiamano gli anni Cinquanta ma anche gli anni Ottanta. Tutta la palette è composta comunque da colori che stanno bene insieme. I miei sono pezzi forti, protagonisti già da soli, che però dialogano bene in ambienti dallo stile diverso, minimal, moderno ma anche antico. Voglio che le mie creazioni siano senza tempo. A volte è piacevole avere la conferma di essere sulla strada giusta, come quando, durante Homi, ho conosciuto il maestro Bruno Gecchelin e la vicepresidente di ADI (Associazione per il Disegno Industriale) Antonella Andriani, che mi hanno invitato a candidarmi al Compasso d’Oro.

Il progetto è nato durante la pandemia. Ci racconti come è successo.

Esatto, è iniziato tutto durante il Covid. Ero qui a Milano, bloccato a casa come tutti. Durante quel periodo la bellezza non si trovava in niente. Gli oggetti hanno iniziato a fiorire nella mia mente e ho cominciato a creare. Andavo di nascosto da una persona che possedeva un forno per ceramica per cuocere i miei oggetti. Prima lavoravo nella moda, mi occupavo in particolare di styling, ma ero stanco di tutto, avevo bisogno di un cambiamento. Il Covid mi ha permesso di concentrarmi su me stesso e su ciò che desideravo davvero.

Moda, comunicazione visiva e televisione. Come influiscono queste esperienze passate nel suo lavoro?

Tutta la mia vita, le mie esperienze e le persone che ne hanno fatto parte, tutto confluisce nel mio lavoro. Ogni prodotto contiene tutto, inclusa la mia gioia di vivere. È la verità.

Quanto è importante per lei che un oggetto venga usato, e non solo esposto?

Non mi interessa. Io li faccio per me stesso e per il piacere degli altri. Chi compra un mio oggetto può utilizzarlo come preferisce.

Dove le piacerebbe vedere una sua opera?

Al Met ma anche a casa di zia Lina. Davvero, mi fa piacere vedere i miei pezzi a casa di chiunque. Ho appena donato un’installazione permanente), intitolata Ai Marinesi, a Marina di Ginosa (TA), uno dei luoghi in cui il mio lavoro ha preso forma. Donare un’opera a questa città ha significato significa restituire qualcosa a un territorio che continua a influenzare la mia ricerca. Ispirata ai galleggianti utilizzati dai pescatori, è composta da tre elementi verticali realizzati con moduli in ceramica smaltata lucida e montati su pali in ferro. Senza i galleggianti la rete sprofonda. Questa immagine mi sembrava perfetta per raccontare una comunità che funziona così, non si regge soltanto sui grandi gesti o sulle grandi figure, ma su tante presenze diverse che, insieme, tengono viva la rete umana di un luogo.

In apertura, giubbino Tagliatore, polo Labo.Art, cinquetasche Random Identities by stefano Pilati, location Paolo Santangelo Atelier Milano via Biraghi 25. Foto di Ludovica Arcero

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