L’incontro con la curatrice espositiva del Festival della Fotografia Etica di Lodi, in essere dal 26 settembre al 25 ottobre 2026. Unica tappa lombarda anche del World Press Photo. Conflitti, crisi climatiche, trasformazioni sociali e storie intime compongono un ritratto urgente del presente in cui trovano spazio sguardi provenienti da ogni parte del mondo
DI MARCO TORCASIO
26 September 2026
In un mondo sempre più saturo di immagini costruite, di realtà simulate e generate il Festival sceglie di muoversi sul reale. Continuiamo a difendere l’idea che un’immagine valga qualcosa perché qualcuno l’ha vista con i propri occhi, prima ancora che con l’obiettivo. I progetti scelti insieme ad Alberto Prina e Aldo Mendichi, i miei colleghi della Direzione Artistica e fondatori del Festival, ci portano spesso a scovare storie che non sempre arrivano ai media più tradizionali, ma che meritano di essere conosciute e sostenute. Il Festival è per questo da sempre caratterizzato da progetti di lungo periodo che raccontano il contemporaneo: i conflitti dimenticati, le storie di resilienza, la crisi climatica ma anche la bellezza della natura da preservare, i diritti negati ma anche i progressi registrati nella società civile.
È forse la sfida più delicata di tutto il lavoro curatoriale. L’obiettivo è costruire percorsi differenziati, che trattino i temi con approcci e linguaggi diversificati, accessibili a chi arriva da background eterogenei. Per questo lavoriamo su più livelli. L’aspetto visuale è al centro della narrazione, ma è fondamentale che ogni mostra venga arricchita da una ricerca giornalistica e un apparato di contenuti pensato per chi si avvicina per la prima volta a queste storie. Il piccolo team di editor di contenuti di cui sono a capo, lavora affinché nessuno si senta escluso dalla narrazione.
È probabilmente la mostra più importante al mondo dedicata al fotogiornalismo e alla fotografia documentaria. Raccoglie ogni anno gli scatti vincitori del concorso più prestigioso del settore: conflitti, crisi ambientali, trasformazioni sociali, ma anche storie di resistenza e di speranza. A Lodi la ospitiamo a Bipielle Arte da oltre 4 anni: oltre 140 fotografie compongono un racconto potentissimo e a tratti spiazzante di ciò che è accaduto sul Pianeta nell’ultimo anno.
Oltre agli scatti singoli, la mostra è composta dai progetti vincitori delle sezioni “Reportage” e “Progetti a lungo termine” di cui vengono però proposte solo alcune immagini. Ciò di cui mi occupo è strutturare il percorso per meglio adattarlo allo spazio che ho a disposizione e da due anni a questa parte ho proposto la sequenza per aree geografiche, così da permettere al visitatore di fare un vero e proprio viaggio nel mondo attraverso le immagini.
Ogni immagine viene restituita con il suo contesto: le didascalie non si limitano a descrivere ciò che si vede, ma spiegano cosa ha portato il fotografo in quel luogo, cosa è successo prima e dopo lo scatto, quali sono le conseguenze di quella storia sulla vita delle persone coinvolte.
“Io, cosa posso fare?”. Non voglio che i visitatori escano solo commossi, indignati o scossi. Voglio che si portino a casa la consapevolezza che essere spettatori di ciò che accade nel mondo non basta, che c’è sempre una responsabilità che ci riguarda tutti, nel nostro piccolo.
L’intervista a Laura Covelli è stata pubblicata su Club Milano 80