A Jazzmi arriva un grande uomo e virtuoso della tromba a quarti di tono, di invenzione paterna. Nato a Beirut ma parigino d’adozione, ama le contaminazioni fra tradizioni culturali e mondi sonori diversi e concepisce i suoi concerti come grandi momenti di festa e condivisione
DI PAOLO CRESPI
15 October 2026
Sono cresciuto ascoltando musica italiana e in seguito ho scoperto la straordinaria ricchezza dei vostri compositori classici, dell’opera, delle colonne sonore e del jazz. Nutro un’enorme ammirazione per Ennio Morricone, la cui capacità di suscitare emozioni con poche note rimane unica. Ma l’Italia ha dato tantissimo anche al jazz. Ho avuto il privilegio di condividere il palco con musicisti meravigliosi come Stefano Di Battista e Paolo Fresu e ammiro da sempre artisti come Enrico Rava, Danilo Rea, Roberto Gatto. Più di ogni altra cosa, amo il rapporto che gli italiani hanno con la bellezza, si tratti di musica, cibo, architettura o semplicemente di una conversazione.
Presenteremo brani tratti sia dal mio ventesimo album che dal mio nuovissimo ventunesimo, entrambi concepiti proprio pensando al palcoscenico. A volte la gente mi associa al jazz, ma ciò che scopre quando viene ai miei concerti è qualcosa di molto più festoso. Cantiamo insieme, balliamo insieme, ridiamo insieme. Sembra meno un concerto e più un grande banchetto di nozze a cui tutti sono invitati. È proprio questa l’atmosfera che amo creare.
Beh, la mia vita è stata profondamente trasformata dalla tromba a quarti di tono inventata da mio padre. Questo strumento è molto più di un’innovazione tecnica: è un patrimonio di famiglia che ho la responsabilità di sviluppare e tramandare alle generazioni future. Il mio lavoro ha in un certo senso due missioni complementari: creare musica che tocchi emotivamente le persone e far conoscere questo straordinario strumento, la sua storia e la filosofia che lo anima.
Amin è stato molto più di un semplice zio per me. Da ragazzo Le identità assassine ha cambiato completamente il mio modo di pensare all’appartenenza, alla cultura e al pericolo di ridurre le persone a un’unica identità. Oggi cerco di tradurre quelle stesse idee in musica. I miei concerti uniscono tradizioni che a volte vengono presentate come incompatibili: per me sono semplicemente espressioni diverse della stessa umanità.
Sì, e ne sono davvero entusiasta. A settembre, per festeggiare il nostro sesto anniversario di matrimonio, abbiamo un nuovo album insieme dedicato alla grande tradizione della canzone francese. È un progetto che ci sta molto a cuore perché celebra la musica che ha accompagnato entrambi nel corso della nostra vita.
Come chiunque abbia radici in questa regione, provo un’immensa tristezza per ciò che sta accadendo. La musica non risolve i conflitti, ma ci ricorda che, prima di essere cittadini, credenti o membri di comunità diverse, siamo innanzitutto esseri umani. La mia speranza è che le generazioni future ereditino il dialogo invece dell’odio, la curiosità invece della paura e l’istruzione invece della violenza.
Quincy Jones è stato per me un mentore straordinario. Vederlo riunire artisti provenienti da culture, generazioni e tradizioni musicali completamente diverse mi ha insegnato che la diversità non è uno slogan, ma una forza creativa. Ho imparato moltissimo anche da artisti come Sting, Jon Batiste, Marcus Miller, Angélique Kidjo e Melody Gardot. Tutti loro usano la musica come linguaggio di dialogo piuttosto che di divisione. In definitiva, non credo che gli artisti debbano dire alla gente cosa pensare. La nostra responsabilità è quella di creare spazi in cui l’empatia, la curiosità e l’ascolto tornino ad essere possibili.
I miei pensieri sono già rivolti al 10 aprile 2027, quando a Paris La Défense - Plénitude Arena presenterò quello il mio progetto più ambizioso. Sarà il più grande concerto di jazz strumentale della storia. Riunirà un’orchestra sinfonica, un coro imponente, una band eccezionale e ospiti provenienti da mondi musicali eterogenei. Spero sinceramente che molti italiani decidano di recarsi a Parigi per quest’occasione irripetibile.
L’intervista a Ibrahim Maalouf è stata pubblicta su Club Milano 80